Archivi del mese: aprile 2011

Dentro una cornice carta da zucchero

Nella stanza che ho scelto come mio studio è il bianco il colore predominante: porta a cassettoni originale anni ‘50 bianca, pareti bianche, finestra in PVC bianca, libreria BILLY bianca, pavimento in graniglia di marmo bianco, sedia bianca.

I colori che spiccano su questo sfondo candido sono quelli dei dorsi dei libri e delle cornici, carta da zucchero per la cornice della porta d’ingresso e rosso lacca per la cornice del mio papiro di laurea attaccato alla parete.

È la stanza più difficile. È difficile parlarne, entrarci, starci, starci da sola, starci in due, riordinarla, pulirla e, soprattutto, farci entrare gli altri.

È la stanza che contiene gli oggetti più preziosi: i miei libri e i libri miei, i libri in prestito, i libri dei miei amici, i libri che ho tradotto, i libri che vorrei tradurre, i dizionari delle lingue che conosco e che vorrei conoscere meglio, le foto del mio adorato nipote, la mappa di Citera che sta lì a ricordarmi il viaggio con Sofia, il carteggio epistolare degli amori di un tempo, quando ancora credevo nell’esistenza dell’uomo ideale, la finestra sul cortile, la mia tesi di laurea, il mio Kavafis, le foto dei miei avi, il quadro di Luigi con la villa traballante, la foto col semaforo rosso di Luca, la mia tesi di Master, il mio Anghelopulos.

È la stanza che contiene i miei ricordi e le carte che un giorno, quando i miei ricordi si saranno offuscati, mi aiuteranno a ricordare.

È una stanza solo mia, più mia e più bianca delle altre stanze di casa, che sono tutte mie e tutte bianche.

Tiziana Cavasino è nata a Erice (TP) e dal 1987 vive a Padova.
Si è laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università degli Studi di Padova e si è poi specializzata in traduzione letteraria dal greco moderno con un master di II livello presso l’Università di Roma La Sapienza.
Ha tradotto saggi, sceneggiature, poesie, racconti e libri per bambini. In particolare, ha tradotto opere di Costantino Kavafis, Thodoros Angelopoulos, Katerina Angelaki Rooke, Basil Karadais, Zeta Kunduri e Alki Zei.
Ha curato le seguenti antologie:
Theo Angelopoulos (Revolver 2004) in collaborazione con Paola Maria Minucci e Michail Leivadiotis;
Costantino Kavafis, Eroi, amici e amanti (Baldini Castoldi Dalai 2006);
Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? – Racconti dall’Europa dell’Est (Caravan 2010) in collaborazione con Herta Elena Rudolph.

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Un luminoso spazio abusivo

Lo spazio in cui oggi svolgo la mia attività è abusivo. Nel vero senso della parola. La mia stanza, infatti, è stata ricavata dal terrazzo. Ma la padrona di casa mi ha garantito che è stata condonata.

Si trova al quarto piano di una palazzina in cortina, a due passi dal parco che ospitava l’ex manicomio provinciale di Santa Maria della Pietà, dove oggi la gente (me compresa) va a passeggiare, a fare jogging e a portare il cane. E, forse, a immaginare come doveva essere vivere qui, in questo luogo di pazzi, fino agli anni ‘80, prima che venisse attuata la legge Basaglia.

La mia stanza è esposta a est, e dalle grandi finestre si vede sorgere il sole. La mattina presto gli uccellini si contendono lo spazio sonoro con i clacson impazziti degli automobilisti diretti al lavoro. Ma alla lunga sono sempre i pennuti ad averla vinta.

È decisamente la stanza più bella della casa, con pareti bianche a vista (a mo’ di loft americano) che le tende dipingono di fucsia e arancione quando c’è molto sole.

Sulla scrivania di legno che mi è impossibile tenere in ordine, accanto al portatile, c’è il modem su cui spesso riposa la mia gatta tigrata. A volte sogna: lo capisco perché muove nervosamente la coda e le vibrisse e fa strane smorfie. A volte finge di dormire ma mi tiene d’occhio e appena mi alzo dalla sedia fa un balzo e si butta a terra sulla stuoia per farsi coccolare e stropicciare. Altre volte, invece, salta silenziosamente sulla scrivania mentre scrivo e mi cammina davanti con la coda dritta o si arrampica rumorosamente sullo schienale della sedia perché vuole attenzione. Ma questo lo fa anche la grigia. La roscia, invece, se ne sta sempre per conto suo. Dorme sulla poltrona del suo stesso colore e va a caccia di farfalle e geki sul terrazzo. È una gatta tutta d’un pezzo.

Sulla parete sopra la scrivania c’è una bacheca di sughero con sopra una striscia ingiallita dei Peanuts, la foto tessera di un’amica datata 2/3/’89, un calendario del panificio di Via Tor de’ Schiavi raffigurante vetrine di vecchi negozi (“Old stores”) sul quale annoto appuntamenti e scadenze, la foto seppia di mia nonna circondata dalle cinque figlie femmine (tra cui mia madre che, nonostante i suoi quattro anni, ha già le mani grandi) e altre carte e ritagli. L’angolo in alto a destra della bacheca è completamente scorticato perché la gatta (quella del modem) ci si fa le unghie. Sulla parete, più in alto a destra, il poster di Edward Hopper Cape Cod Morning,raffigurante una donna che guarda fuori, oltre il bovindo blu.

Da lassù vede i panni stesi sui terrazzi di Montemario sbattuti dal vento, le alte cime degli alberi che ondeggiano, gli arcobaleni che si formano subito dopo un temporale e, se l’aria non è troppo inquinata, il profilo dei Castelli romani, che di notte sono illuminati da mille luci e dalla luna che dal quarto piano sembra immensa.

Herta Elena Rudolph è nata a Roma. Si è laureata con lode in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e ha conseguito il Master di II livello in traduzione presso lo stesso Ateneo.
Effettua scouting letterario e traduzioni per l’editoria e per lo spettacolo.
Insieme all’amica Tiziana Cavasino ha curato la raccolta di racconti Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? Racconti dall’Europa dell’est (Caravan Edizioni, 2010, introduzione di Giulio Mozzi), parte di un progetto molto più vasto e ambizioso che continua a portare avanti.
Tra le altre cose ha curato la pagina culturale di un webzine, è stata consulente per l’Istituto Luce e ha lavorato in ambienti internazionali e d’ampio respiro.
[Da dicembre 2011 vive a Lubiana, in Slovenia, e la sua nuova stanza - con immancabile vista sul castello - si trova tra la biblioteca dell'università e il 'ferro da stiro' di Jože Plečnik.]

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