Nella stanza che ho scelto come mio studio è il bianco il colore predominante: porta a cassettoni originale anni ‘50 bianca, pareti bianche, finestra in PVC bianca, libreria BILLY bianca, pavimento in graniglia di marmo bianco, sedia bianca.
I colori che spiccano su questo sfondo candido sono quelli dei dorsi dei libri e delle cornici, carta da zucchero per la cornice della porta d’ingresso e rosso lacca per la cornice del mio papiro di laurea attaccato alla parete.
È la stanza più difficile. È difficile parlarne, entrarci, starci, starci da sola, starci in due, riordinarla, pulirla e, soprattutto, farci entrare gli altri.
È la stanza che contiene gli oggetti più preziosi: i miei libri e i libri miei, i libri in prestito, i libri dei miei amici, i libri che ho tradotto, i libri che vorrei tradurre, i dizionari delle lingue che conosco e che vorrei conoscere meglio, le foto del mio adorato nipote, la mappa di Citera che sta lì a ricordarmi il viaggio con Sofia, il carteggio epistolare degli amori di un tempo, quando ancora credevo nell’esistenza dell’uomo ideale, la finestra sul cortile, la mia tesi di laurea, il mio Kavafis, le foto dei miei avi, il quadro di Luigi con la villa traballante, la foto col semaforo rosso di Luca, la mia tesi di Master, il mio Anghelopulos.
È la stanza che contiene i miei ricordi e le carte che un giorno, quando i miei ricordi si saranno offuscati, mi aiuteranno a ricordare.
È una stanza solo mia, più mia e più bianca delle altre stanze di casa, che sono tutte mie e tutte bianche.
Tiziana Cavasino è nata a Erice (TP) e dal 1987 vive a Padova.
Si è laureata con lode in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università degli Studi di Padova e si è poi specializzata in traduzione letteraria dal greco moderno con un master di II livello presso l’Università di Roma La Sapienza.
Ha iniziato con la traduzione di saggistica collaborando alla cura di un volume di saggi sull’opera del cineasta greco Thodoros Angelopoulos (Theo Angelopoulos Revolver 2004, collana Faces). Si è poi dedicata alla traduzione di poesia e in particolare all’opera di Katerina Angelaki Rooke e di Costantino Kavafis. Sue traduzioni di poesie della Angelaki Rooke sono state pubblicate su varie riviste (Poesia, Passages, Foro Ellenico). All’opera di Costantino Kavafis si è dedicata per anni e ha curato un’antologia di 185 poesie dal titolo Eroi, amici e amanti (Baldini Castoldi Dalai Εdizioni 2006, collana I classici per tutti) segnalata dall’edizione 2007 del Premio Monselice per la traduzione letteraria, sezione “Leone Traverso”.
Recentemente si è occupata del genere racconto. Sue traduzioni dei racconti di Vassilis Karadais e Zeta Kunduri sono confluite nel volume Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar? – Racconti dall’Europa dell’Est (Caravan 2010, collana Bagaglio a mano) da lei curato insieme all’amica e collega Herta Elena Rudolph.
Lingue di lavoro: inglese, greco moderno > italiano.




