Archivi del mese: giugno 2011

Crocevia

La mia stanza del traduttore non è una stanza, è un crocevia. In realtà è una scrivania (neanche fissa, visto che teoricamente si può sollevare a ribalta e “chiudere” nel mobile bianco scomponibile di cui si trovano vari pezzi sparsi per la casa) in mezzo alle due finestre del soggiorno, che si deve obbligatoriamente attraversare sia che si entri dall’ingresso sia che si vada dalla cucina alle camere e viceversa. Sì, perché qui abitiamo in cinque (più la gatta che si vede nella foto e che è la responsabile dello stato pietoso delle due poltroncine al lato opposto della scrivania) e visto che le camere sono talmente piccole che le mie tre figlie praticamente dormono a strati non avevo scelta: l’unica stanza in cui potevo e posso lavorare è il soggiorno.

La cosa non mi turba più di tanto. Quando avevo le figlie piccole era comodo averle che razzolavano tra i miei piedi, sotto la scrivania, mentre lavoravo (se non altro potevo tenerle d’occhio) e adesso l’andirivieni dei loro amici non mi disturba. Se guardano la televisione mi basta che tolgano l’audio quando c’è la pubblicità (quella sì veramente fastidiosa): all’epoca del liceo, durante i lunghi trasferimenti casa-scuola, studiavo praticamente solo in pullman e tram, e quindi ho imparato a concentrarmi in qualsiasi situazione. Inoltre, avendo per molti anni tradotto soprattutto libri per bambini e ragazzi, era molto comodo avere le figlie a portata di mano per chiedere un parere o scegliere la parola più adatta a una certa situazione. Sono sempre state loro le mie consulenti preferite, e spesso anche le mie prime lettrici.
Ricordo benissimo che quando stavo lavorando al terzo volume di una serie di libri di Annika Thor che piaceva moltissimo a entrambe le grandi a volte mi accorgevo che stavano leggendo sullo schermo da dietro le mie spalle mentre io battevo sulla tastiera.

Sono cresciute tra i libri, con i libri, di libri. Una volta sono entrata in camera loro e ho trovato la grande che leggeva il secondo volume della serie di Harry Potter, la seconda che leggeva il primo (sempre di Harry Potter) e la terza, due anni, che leggeva l’orario della Lufthansa, capovolto. Forse non c’è da meravigliarsi che la seconda abbia scritto, a nove anni, la storia di una bambina che mangiava i libri (che guarda caso si chiamava come la sorella maggiore). Era una storia fantastica. Chissà, magari un giorno qualcuno la pubblicherà.

Laura Cangemi è nata a Milano, dove ha abitato fino al conseguimento della laurea in lingue e letterature straniere, all’Università Statale. Innamorata della Svezia da quando, nel lontano 1980, aveva trascorso lì un anno con Intercultura, ha pubblicato le sue prime traduzioni nel 1988, specializzandosi in particolare nella letteratura per ragazzi e affiancando per alcuni anni l’attività di traduttrice editoriale a quella di interprete al Parlamento Europeo. Trasferitasi nel frattempo in quel di Mantova per motivi di cuore, oltre a mettere su famiglia (tre figlie nate rispettivamente nel 1990, 1992 e 1999), ha contribuito alla nascita e alla realizzazione di Festivaletteratura, all’interno del quale si occupa del coordinamento dei servizi d’interpretazione e traduzione. Attualmente, se si escludono le 6-8 giornate di simultanea all’anno che contribuiscono a pagare le (assai brevi) vacanze della famiglia, è traduttrice letteraria a tempo pieno.

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La stanza in fiamme

LP: “Sei ancora lì? Ti ho detto di uscire, non puoi rimanere chiusa in questa stanza a dipendere da emozioni che sono solo tue! Ti stai inaridendo. Ora te lo dimostro, traduci!”
LA : “‘A muntagna era uscita dalla neve, i suoi lineamenti morbidi sul cielo terso la rendevano protettiva. I tetti asciutti, le nuvole piccole, gli uccellini e le mosche richiamavano alla vita.”
LP: “E questo mi rende giustizia? È una traduzione? Per favore non mi dire che la situazione è così grave! Riprova!”
LA: “Oggi l’autunno sembra esprimere il meglio di sé: il cielo velato, l’aria pungente, gli alberi ingialliti e i panorami rossastri immersi in un generale senso di precarietà.”
LP: “Oddio! Sei un disastro, senza un minimo di fantasia, di estro stilistico, e dire che basterebbe davvero poco. Certe volte anche solo una parola può rendere tutto il senso. E poi scusa io dove sono?”
LA: “In questa giornata surreale appari ancora più grande e inquietante, il cielo plumbeo e l’aria rarefatta dell’alta quota mi mettono a disagio. Alle tue spalle i monti verdi di pini, e tutto intorno un panorama spettrale. Fiumi di magma spento, come letti di morte, si sono fatti la guerra nell’alternarsi delle eruzioni. Muri di fuoco hanno immobilizzato il tempo, incapace di spegnerne il calore. Sotto l’immobile coltre di cenere, la lava pulsa e il tuo respiro al contatto con l’aria gelida si trasforma in vapore pannoso che trasuda dai crateri.”
LP: “Cos’è pannoso? Un conio alla panna? Apprezzo lo sforzo allusivo alla poesia, e chiedo venia all’ars poetica per averla impropriamente nominata. Che faccio, mi riaddormento? Lo sai che non amo scadere nell’esibizionismo.”
LA: “La vista fuori dal balcone era magnifica, tu eri lì. Nient’altro. Una distesa di terra incolore ai tuoi piedi. E chiazze di margherite. Solo il vetro mi separava dal profondo desiderio di lanciarmi in una corsa sfrenata. Poggiai la mano sulla maniglia, pronta ad aprire, volevo farlo con tutto il cuore. Era una brezza di spirito che mi montava su. Fuori la terra nuda mi invitava. Tu eri lì.”
LP: “Sì, lo so che ero lì. Te l’avevo detto che dovevi uscire.”
LA: “Si sta preparando una nuova eruzione. Accade sempre in estate, sotto la pressione della temperatura, l’Etna lancia sfide di fuoco al sole. D’inverno, invece, si riaddormenta sotto la coperta di neve. Un letargo di fumo. La montagna infuocata è come una mamma protettiva che sputa fuoco per difendere i suoi bambini. E così scompaiono le paure dei figli. Credi che avremo dei figli?”
LP : “Sei patetica, traduci con i piedi! Dov’è il colore del tuo cuore? Dove l’intensità? Non sai scegliere le parole giuste, non trovi il registro idoneo. Basta! Apri quel cazzo di finestra. Butta fuori le tue paroline intimorite. Mi vedi? Sto facendo tutto questo solo per te. Lascia che la vita entri dentro la tua stanza blindata. Ascoltami guardami respirami! Allora? Allora? Che mi dici adesso? Urla perché non ti sento più…”
LA: “Minchia!”
LP: “Finalmente! Te l’avevo detto che bastava poco. Bella traduzione!”

[Interpreti della pièce: Lingua di Partenza & Lingua d'Arrivo]

Micaela Miano è nata a Catania il 4-12-1974. Laureata in Lingue e letterature straniere moderne con 110 e lode, tesi in storia e critica del teatro. Master Europeo di II livello in traduzione specializzata, conseguito presso l’Università La Sapienza di Roma. Valutazione diploma: Ottimo. Specialista di inglese, angloamericano e francese. Tesi A month and a day, a detention diary di Ken Saro-Wiwa.
Reader e traduttrice di sceneggiature per Istituto Luce e Buskin film, Roma.
Dal 2004 è produttore di Gesti, rassegna di teatro contemporaneo, in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania.
Dal 2007 scrive e traduce per il teatro.
Ha scritto Cavalli, per Scupa! Vite di Carta, raccolta di racconti di: Giuseppe Bonaviri, Pietrangelo Buttafuoco, Andrea Camilleri, Ottavio Cappellani, Carmen Consoli, Emilio Isgrò, Micaela Miano, Angelo Scandurra, Gabriella Vergari. Edizioni il Girasole.
2010 adattamento e traduzione de La Ballata del vecchio marinaio, per il Teatro Stabile di Catania.
2011 Taormina 5 stelle vista mare, commedia teatrale. Tolomeo spettacoli. Con Enrico Guarneri. Tournée 2011/2012.

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