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	<title>La stanza del traduttore</title>
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	<description>Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l&#039;autore invisibile per eccellenza.</description>
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		<title>Sulle tracce di Ermes</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 07:28:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/04/dal-balcone.jpg?w=239&#038;h=300" alt="" title="Dal balcone" width="239" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-472" />La mia stanza del traduttore attuale (ce ne sono state altre tre nella mia vita) si trova al terzo piano di un classico condominio ateniese degli anni Sessanta. In realtà, si tratta della sala da pranzo, che io ho adibito a stanza del traduttore, alla quale si accede mediante un&#8217;ampia porta scorrevole che la mette in collegamento con il salotto. Un lungo balcone unisce i due ambienti e funge da provvidenziale via d&#8217;uscita nei momenti di più forte tensione lavorativa. Infatti dal mio balcone l&#8217;occhio può spaziare, sia verso destra sia verso sinistra, lungo l&#8217;asse viario di Odòs Charilaou Trikoupi (Charìlaos Trikoupis fu un importante uomo politico greco dei primi del Novecento). La Odòs Charilaou Trikoupi è lunga circa un chilometro e mezzo, e mette in comunicazione il centro storico di Atene con i quartieri a settentrione di Exarchia, Neàpoli, Panathìnea e infine Ghizi. Il panorama che si gode dal mio balcone trovo che sia molto affascinante: una imponente doppia muraglia di edifici rallegrati dalle macchie verdi delle terrazze piantumate offre la sensazione a me tanto cara della compattezza della città, mentre il digradare della muraglia stessa, secondo il gioco illusorio della prospettiva (favorito dal fatto che la strada si trova in lieve declivio), mi conduce mentalmente al baricentro di Atene, l&#8217;Acropoli con il Partenone, che non vedo ma so che sono lì, da qualche parte, dietro la cortina di edifici. Quando invece sono seduto alla scrivania, dalla porta-finestra vedo il condominio di fronte e in particolare una famiglia, composta da madre, nonna e figlio adolescente, che a volte mi sembra di seguire come uno spettatore a teatro. Tornando all&#8217;interno della mia stanza, essa è dotata di tutti gli strumenti necessari per il mio lavoro: lessici, repertori, il lap-top ovviamente, il mio caoticissimo tavolo dove riesco tuttavia a raccapezzarmi sempre, la stampante, le fedelissime librerie Billy eccetera. In realtà, anche il salotto adiacente fa parte in senso lato della mia stanza del traduttore. A volte infatti prendo il mio lap-top e mi seggo sul divano, proprio di fronte alla scrivania, e lavoro lì, soprattutto nei momenti di rilettura di una traduzione. La mia stanza tra l&#8217;altro è molto luminosa, così l&#8217;uso della luce artificiale è ridotto in particolare alle ore serali e notturne – peraltro, lavorando io spesso fino a notte alta, tale vantaggio risulta relativo. Passando al fattore uditivo, devo dire che le mie traduzioni nascono nel silenzio. Non ascolto mai musica mentre lavoro, trovo che interferisca con la musicalità del testo che in quel momento sono impegnato a tradurre. D&#8217;altro canto, sarebbe eccessivo affermare che nella mia stanza del traduttore (e quindi nella mia casa) sia del tutto priva di colonna sonora: è quella del traffico pressoché incessante di veicoli (autobus, automobili, ciclomotori) che sfrecciano a quasi ogni ora del giorno e della notte. Alcuni di questi suoni mi sono particolarmente cari: il rombo del primo e dell&#8217;ultimo autobus della giornata, rispettivamente alle 4:55 del mattino e verso le 00:30 la sera; il fragore del veicolo che pulisce la strada, che passa tutte le mattine verso le 8:15; e il verso dello zingaro-rigattiere, che passa di solito la domenica mattina sul presto. Quante volte, mentre l&#8217;alba mi trovava ancora chino su un testo da tradurre, il primo autobus o il rigattiere mi hanno fatto da segnale che era cominciato un nuovo giorno e io ancora non ero andato a dormire! Un&#8217;altra colonna sonora piacevole della mia stanza del traduttore è quella offerta da un piccolo bar musicale chiamato En Athines, ove spesso si esibiscono giovani artisti del rebetiko o della canzone popolare greca. Infine, dalla mia stanza del traduttore scorgo un signore che abita di fronte e che spesso si attarda anche lui, chino su un computer e seduto a una scrivania in una stanza piena di libri. Sono due anni (da quando vivo qui) che mi domando se per caso sia un traduttore anche lui. In questo caso sarei molto curioso di farmi raccontare la &#8220;sua&#8221; stanza del traduttore.</p>
<p><strong>Maurizio De Rosa</strong> è traduttore letterario dal greco moderno. Nato a Milano nel 1971, vive e lavora ad Atene.</p>
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		<title>Il ponte</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:35:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se la metafora del ponte fotografa una concezione del tradurre, prendo a prestito questa metafora per parlare dello spazio ideale che è la mia stanza del traduttore, collocata agli estremi &#8211; ma spesso anche in punti intermedi non meglio precisati &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2012/04/11/il-ponte/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=476&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/04/il-ponte-mirella-piacentini-stanza-del-traduttore.jpg?w=300&#038;h=226" alt="" title="Il ponte " width="300" height="226" class="alignleft size-medium wp-image-477" />Se la metafora del ponte fotografa una concezione del tradurre, prendo a prestito questa metafora per parlare dello spazio ideale che è la mia stanza del traduttore, collocata agli estremi &#8211; ma spesso anche in punti intermedi non meglio precisati &#8211; di percorsi di andata e ritorno fra la mia città e quelle che mi hanno adottato professionalmente.<br />
La mia stanza è uno spazio mobile, sempre provvisoriamente stabile, che cerca di nutrirsi di questa sua provvisoria stabilità. Ho imparato a riconoscere i tratti delle varie forme che prende questo spazio mobile, le sue peculiarità quando diventa provvisoriamente stabile: la luminosità e il silenzio dello spazio fisso delle andate; il calore, il colore e qualche interruzione di troppo nello spazio fisso dei ritorni.<br />
Nel mezzo, grandi arcate e frecce di ogni colore, per isolarsi il tempo di un viaggio nei territori del testo e non solo.<br />
Nel mezzo, il ponte, che con la sua solidità unisce le andate e i ritorni.<br />
Tradurre per me è creare ogni volta uno spazio di luce e armonia tra gli impegni accademici. Tradurre è entrare in una stanza inondata di musica e sfavillante di luce e lasciarsi sorprendere dal ritmo, guidare il movimento del prisma finché i colori brillano ‘come di luce riflessa in pienezza’.<br />
La traduzione reclama attenzione, lo fa in maniera categorica. E io rispondo al bisogno di chiudermi nella mia stanza ideale. Qualunque forma prenda, a qualunque latitudine, ha sempre una finestra. E sempre, inevitabilmente, questa finestra si affaccia su questo ponte. </p>
<p><strong>Mirella Piacentini</strong>, milanese, laurea e dottorato conseguiti presso l’Università Cattolica di Milano. In quegli anni di studio e allegria, all’ombra dei chiostri dell’antico monastero di S. Ambrogio, ho maturato la decisione (forse non del tutto saggia) di proseguire lungo la via che mi indicavano quelle che a oggi continuo a considerare figure maestre.<br />
Dopo aver collaborato con vari atenei milanesi e l’Alma Mater Studiorum bolognese, sono attualmente docente presso l’Università degli Studi di Padova, dove mi occupo degli insegnamenti di Lingua Francese per le Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze Politiche e degli insegnamenti di Lingua Francese e Didattica della Lingua Francese per la Facoltà di Scienze della Formazione.<br />
Il felice incontro con Sara Saorin della casa editrice <a href="http://www.camelopardus.it/" title="Camelopardus" target="_blank">Camelopardus</a> mi ha permesso di concretizzare un progetto traduttivo a lungo rimandato, la pubblicazione di <em><a href="http://www.camelopardus.it/scheda_libro.php?id_libro=10" title="Troppa fortuna" target="_blank">Troppa Fortuna</a></em> di Hélène Vignal (Ibby Honour List 2012 come ‘miglior opera tradotta’; candidato al premio Andersen Italia – Il mondo dell’infanzia 2012). Da questo incontro nasce la passione per quel settore ‘jeunesse’, ricco, variegato multiforme a cui tornerò tra pochi minuti. Il tempo di lasciare un segno della mia presenza in questo spazio virtuale così ricco di calore e passione e ritornerò nel mio spazio mobile affacciato sul mio ponte a tradurre l’incanto di un amore adolescenziale.</p>
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		<title>La stanza è ovunque</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 12:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi ci sono rassegnato presto. La stanza del traduttore è ovunque. Quando mi sono deciso a cercarmi un lavoro vero (per andare via di casa) traducevo in cabina (proiettavo film perché avevo il patentino). Tavolo, dizionari, tutto – accanto al &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2012/03/07/la-stanza-e-ovunque/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=461&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-462" title="medaglia" src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/03/medaglia.jpg?w=196&#038;h=300" alt="" width="196" height="300" />Mi ci sono rassegnato presto. La stanza del traduttore è ovunque. Quando mi sono deciso a cercarmi un lavoro vero (per andare via di casa) traducevo in cabina (proiettavo film perché avevo il patentino). Tavolo, dizionari, tutto – accanto al calendario della Marini (gosh) del collega. Caricavo e scaricavo i proiettori, mettevo il volume a un livello decente – e via! Se capitava qualcosa me ne accorgevo. Poi tornavo a casa e traducevo a casa. Un altro tavolo (su due caprette), altri dizionari.</p>
<p>Quando ho abbandonato il lavoro vero (culmine della carriera: una proiezione privata per Sean Penn) perché mi sono rimesso a inseguire la passione (la letteratura americana), sono cominciati i lavori balordi – le collaborazioni universitarie da un capo all’altro della penisola. Perché lo sapete, di traduzioni non si vive, ci vuole sempre dell’altro. Poi sono cominciati i traslochi all’interno di Firenze e la vita si è fatta errabonda (una delle balene bianche del mio campo di studi diceva sempre che “da giovani tutti abbiamo viaggiato” – solo che loro a un certo punto si sono fermati, io e tanti altri no). Alla fine, passando per Detroit (bellissima), mi ha portato qui a Pomezia, tra la tenuta di Castel Porziano (il signor Napolitano è un vicino squisito) e l’aeroporto militare di Pratica di Mare (pure loro, ma un po’ più rumorosi).</p>
<p>Dunque la necessità di creare due stanze, la prima mobile: notebook leggero, batterie cinesi potenziate, lettore mp3, kindle, chiavette USB/Internet e ammennicoli vari, compreso il nuovo accumulatore d’emergenza Duracell, e infine zainetto tattico (IKEA) per contenere tutto. Posso pure accedere in remoto (dal cellulare) al PC di casa.</p>
<p>La stanza mobile si porta dietro dove si va e funziona sui treni, sulla metro, sugli autobus, sulle panchine, seduti per terra, alle poste, in varie sale d’attesa e perfino a casa dei suoceri. Ovunque, perché voi lo sapete, il tempo è come le patate fritte: non ce n’è mai abbastanza. La stanza fissa invece ha dovuto essere autosufficiente stile rifugio atomico: di là dalla rete metallica avrò pure il Presidente, però di qua mancano l’ufficio postale, la libreria, la biblioteca, la copisteria, e va via la luce piuttosto spesso. Allora: fotocopiatrice, fax, battaglie per l’ADSL (vinte solo l’anno scorso), poi gruppo di continuità per il PC e – ciliegina – un vecchio telefono militare di quelli con la manovella, in bachelite, da usare quando va via la corrente e il cordless “muore”. Mio zio pensionato Telecom mi ha spiegato come costruire un accrocchio che lo rende compatibile con la rete di casa. Un mobile a serrandina ospita la succursale delle Poste dove preparo gli invii: modulistica, francobolli, bilancia, carta da pacchi, scatole, buste imbottite e non, e blah blah blah. Due caffettiere sempre a tutto vapore – e via! Prima o poi impianterò anche una stazione radio.</p>
<p>La stanza fissa è anche un palcoscenico; una scenografia che cambia a seconda di quel che si traduce. Esempio: nuovo libro, Seconda guerra mondiale: wallpaper “Keep Calm and Carry On”, raccolta con ore e ore di radiogiornali d’epoca in tutte le lingue da mettere in background, foto del periodo e – ciliegina – la medaglia sovietica del 40ennale della Grande guerra patriottica. Me la “conferirò” quando avrò finito. Quel giorno, desiderato (748 pagine) e temuto (verrà qualcosa, dopo?), altra cerimonia, questa sempre uguale: lettura, King James – 2 Timothy 4:7.</p>
<p>Ma la stanza è ovunque anche perché – banalità in arrivo! – il traduttore è come il carabiniere: sempre in servizio. Sbircia cosa legge la gente. Ascolta cosa dice. Perché la ricerca di quella parola, di quel tono di voce, di quell’idioletto non si arresta mai. Perché la soluzione a uno di un milione di problemi può essere nascosta dappertutto: in una pubblicità, nella scritta su un muro, nello straparlare di qualche invitato a qualche trasmissione, nelle chiacchiere di un tale al cellulare. È una condanna meravigliosa, dover tenere sempre le antenne alzate: ascoltare tutto, guardare tutto, leggere tutto. Perché la stanza non è solo ovunque. La stanza è ogni cosa. La stanza è il bene assoluto. Oltre la stanza, il grande tutto, che è anche il grande nulla (misto di citazioni: Hemingway e Schindler’s List).</p>
<p><strong>Roberto Serrai</strong> (1967) traduce dal 1992. Quindi, quest’anno compie vent’anni. Insegue la letteratura americana da molto prima, e per ora lei gli si nega. Quando si incontrano lei ha spesso le sembianze di Simon Legree. Ha lavorato al cinema e gliene sono capitate di tutte. Una volta ha aiutato un noto attore a gestire la crisi di nervi di una nota attrice, un’altra rianimato con i sali le fan in deliquio di un altro noto attore. Di quegli anni ha un rimpianto: aver dato buca a una cena dov’era invitata Rosamund Pike. Lo sopportano una moglie e un figlio.</p>
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		<title>Tra la terra e il cielo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 09:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[Cristina Vezzaro]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è stata quella volta, in una torretta che saliva al cielo e io stavo a una scrivania mentre mia figlia appena nata dormiva su un morbido e accogliente letto matrimoniale adagiato a terra. La stanza era inondata di una luce &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2012/03/04/tra-la-terra-e-il-cielo/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=447&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-448" title="Tra la terra e il cielo" src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/03/tra-la-terra-e-il-cielo.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />C’è stata quella volta, in una torretta che saliva al cielo e io stavo a una scrivania mentre mia figlia appena nata dormiva su un morbido e accogliente letto matrimoniale adagiato a terra. La stanza era inondata di una luce calda e piena e non veniva nemmeno voglia di uscire, non ci fosse stata Buenos Aires fuori.</p>
<p>Poi c’è stato quel tavolo rivolto verso una parete dove un artista francese e una donna tedesca avevano appeso appunti, fatture, piccoli schizzi preparatori. E se mi voltavo verso sinistra, da quell’ultimo piano, lo sguardo riusciva a spaziare sulle cime degli alberi di Winterfeldplatz, a Berlino, la piazza che il mercoledì e il sabato si animava di un mercato vivacissimo e coloratissimo.</p>
<p>C’è stato un 4 luglio triste e solitario a Philadelphia, con un caldo torrido e ancora una volta una stanza in alto, al piano superiore di una casetta storica vicino a Rittenhouse Square, una specie di mansarda con una finestra che affacciava sulla casa di fronte, la terrazza a listoni di legno chiari e le poltrone di legno estive che la sera raccoglievano le risate dei vicini. E tra una riga e l’altra, al piano di sotto, un pianoforte, unica timida consolazione nella desolata solitudine di quei giorni.</p>
<p>Ci sono stati innumerevoli affacci pieni di energia e <em>great expectations</em> sui grattacieli di New York. Dal 35° piano sulla 72a UES, con lo sfondo delle torri della Time Warner a Columbus Circle e lo scorcio di Central Park. Dal 21° piano sulla 72a UWS, con il fiume Hudson che brillava sotto il sole di agosto, una barca a vela che si muoveva lenta e lo spiazzo senza palazzi proprio davanti a casa, dove lo sguardo vagava alla ricerca di parole e frasi, o forse solo di sé.</p>
<p>E poi c’è casa mia, a Torino, ancora una volta appesa al cielo, con la luce che entra dai lucernari anche quando non c’è il sole, anche quando è inverno. E verso sera, al tramonto, entra anche dalle finestre verticali e si dipinge di un rosso che si proietta su una parete rossa: il rosso stimola la concentrazione, così dicono. Al mio fianco la compagnia di una libreria, il sottofondo della musica.</p>
<p>La stanza del traduttore me la sono portata dietro ovunque, insieme a una tastiera e a un mondo da scoprire, dentro un testo o tra la terra e il cielo.</p>
<p><strong><a title="Cristina Vezzaro" href="http://lacrizzi.blogspot.com/" target="_blank">Cristina Vezzaro</a></strong> vive tra le storie: quelle che traduce, quelle che racconta, quelle che scrive e quelle che (rac)coglie in giro per il mondo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/447/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=447&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Torre di sotto</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 11:02:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-440" title="Torre di sotto" src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/02/torre-di-sotto.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" />Il mio studio è la stanza più piccola della casa. È dipinto di verde, un verde che non saprei definire benché sia stata io stessa, tanti anni fa, a scegliere e mischiare le terre naturali dentro la calce che lo ricopre. C&#8217;era dell&#8217;azzurro, ricordo. Tendo a ricordare dettagli poco importanti; a volte penso che sia l’inevitabile smarrimento di chi da anni passa le sue giornate immerso nelle fantasie altrui. Mi chiedo come sarei se avessi fatto un mestiere diverso, invece di vivere in questa strana solitudine consacrata all’ascolto ossessivo di un assente. Amici editori lamentano una socialità coatta, pesante. I traduttori hanno solo rapporti elettivi eppure alla lunga appaiono non meno affaticati dalla dimensione concreta del mondo. Varcano con inesauribile curiosità ogni frontiera, ma alla fine tornano sempre ad abitare nello spazio bianco fra le righe. </p>
<p>Quando mi siedo come adesso al lavoro, ho alle spalle una libreria stracolma, con dentro i libri che ho tradotto e quelli che mi sono più cari. E poi i testi che devo leggere per lavoro o per amicizia, i saggi di teoria della traduzione e i dizionari, anche se ormai non li uso più su carta. Gli scaffali, al centro, lasciano libera una specie di nicchia che accoglie la mia poltrona: è come un abbraccio. Può accadere di tutto, anzi è successo: malattie e morti, piccoli e grandi dispiaceri della vita, ma questo abbraccio mi conforta sempre. “Meno male che ho letto. Meno male che posso ancora leggere” scriveva Roberto Bolaño. “Meno male che ho tradotto. Meno male che posso ancora tradurre” penso io, e scivolare nello spazio bianco fra le righe respirando al ritmo di una voce lontana, la narrazione di un’altra esistenza.</p>
<p>Davanti a me, sulla scrivania rotonda, tutto quello che serve: il computer, due lampade diverse, una metallica che punta compatta il suo fascio di luce sull&#8217;originale, l&#8217;altra con un cappello di garza leggera per illuminare delicatamente il resto, e poi una gomma e un lapis con il suo appuntalapis. Se mai un giorno deciderò di scrivere in proprio, invece di continuare con questa forma di scrittura silente e vicaria che è la traduzione, sarà per usare le parole della mia infanzia senza costringermi al perfetto traducente. Ambizione, temo, troppo modesta per uno scrittore. Ma quel giorno, per una volta, le parole saranno per me davvero le cose che ho vissuto. </p>
<p>Sulla parete di fronte alla scrivania sono appesi due quadri, uno a destra e uno a sinistra dell’unica finestra della stanza. A destra, c’è una vecchia stampa francese dell&#8217;America Latina con infilata nella cornice una cartolina in bianco e nero su cui uno scrittore cileno mi ha scritto a mano una brevissima poesia. A sinistra, in mezzo alle foto di Duccio e Guido Idalgo, una biblioteca di Cambridge, i due vulcani di Città del Messico, una conchiglia di san Giacomo e due moniti molto interessanti per un traduttore. Il primo è di Muntadas: &#8220;Warning: perception requires involvement”; dovere e rischio assieme, la traduzione è per gli audaci. Il secondo è anonimo: &#8220;Goditi i vantaggi di una posizione sottopagata&#8221;. </p>
<p>In mezzo ai due quadri, esattamente davanti alla scrivania, si apre la finestra e dietro, oltre un nespolo, i verdi del bosso e dell’alloro, un grande cipresso scuro, una vecchia cappella, il grigio degli olivi e, in lontananza, il profilo della collina che scende verso Lucca coperta qua di pini, là di acacie, fra poco tutte bianche di fiori. È molto bello. Di rado alzo la testa dalla pagina.</p>
<p><strong>Ilide Carmignani</strong> è nata e vive in Toscana. Ha tradotto un centinaio di opere (R. Bolaño, J. L. Borges, L. Cernuda, Fogwill, C. Fuentes, A. Grandes, G. García Márquez, P. Neruda, O. Paz, L. Sepúlveda). Ha tenuto corsi e seminari di traduzione letteraria presso università italiane e straniere. Nel 2000, ha vinto il I Premio di Traduzione Letteraria dell&#8217;Instituto Cervantes. Cura gli eventi sulla traduzione per il Salone del Libro di Torino e organizza, insieme al prof. S. Arduini, le Giornate della Traduzione Letteraria.  Ha pubblicato <em>Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria</em>, Besa 2008.</p>
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		<title>La stanza dentro</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 15:17:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
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		<description><![CDATA[La stanza del traduttore è un rifugio. La stanza del traduttore è un nido, una tana, un luogo di magico oblio in cui talvolta si esercita la sospensione del tempo. La stanza del traduttore è un luogo accogliente dal quale &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2012/02/23/la-stanza-dentro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=432&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/02/stanza-berni.jpg?w=300&#038;h=227" alt="" title="La stanza dentro" width="300" height="227" class="alignleft size-medium wp-image-433" />La stanza del traduttore è un rifugio. La stanza del traduttore è un nido, una tana, un luogo di magico oblio in cui talvolta si esercita la sospensione del tempo. La stanza del traduttore è un luogo accogliente dal quale il mondo rimane fuori. Se possibile. Un pezzo di una stanza da scapolo nella casa di famiglia, poi uno studio vero e proprio, più tardi occupato dalla figlia, poi uno stanzino poco più grande di una scrivania, poi ancora una stanza intera con tutte le comodità, un monte di libri, il divano dove leggere, rileggere, crollare di improvvisa stanchezza. Poi chissà. Il leggio, il libro, la tastiera, lo schermo. Che altro serve? Il traduttore la sua stanza ce l’ha dentro. Ne ha mille di stanze, il traduttore.</p>
<p>E dentro, nella stanza del traduttore, c’è il mondo del libro che si apre e trabocca di vita. <em>Il</em> libro, uno alla volta, cristallizzato in una scena, un’atmosfera alla quale il traduttore si aggrappa per il numero di pagine necessario. Poi infine molla ogni cosa, vaga, si aggrappa altrove. Il tempo che serve. A una parete le foto di ‘loro’, gli scrittori scomparsi da un pezzo, quelli mai incontrati, quelli amici, più volte compagni di strada, quelli che poi non ci sono più, perché il traduttore cresce e qualche autore, qualche amico, qualche compagno di strada se ne va lasciando un gran vuoto. Il mondo sta fuori, fuori dalla finestra, il mondo in cui passano gli alberi, i fiori, il sole che gira, l’ombra che cala, i rumori, la realtà, le stagioni. Ma le stagioni del traduttore non sono quelle, le stagioni del traduttore sono le onde lunghe del testo, l’ascesa faticosa, la scalata delle pagine, la vetta. E poi da capo. Una, due, dieci, cinquanta volte. Tante stagioni, tante scene, tante sensazioni provate e riprodotte. La salita e la discesa, la fatica e il sollievo. Aver davanti trecento pagine e averle dietro. Non è la stessa cosa. Le onde lunghe dell’umore, dall’entusiasmo di ogni nuovo frontespizio allo scoraggiamento quando l’inizio e la fine sono entrambi lontani, dai giri di boa dei traguardi intermedi all’euforia della fine. E via. E avanti un altro.</p>
<p>La stanza del traduttore è quella che contiene i concreti strumenti dell’artigiano, sempre più tecnologia e sempre meno carta, e gli effimeri espedienti del sognatore che si convince di aver scovato la parola dialogando col ritratto dell’autore scomparso da tempo, o di trovare la forza per ingannare la stanchezza guardando la fila di volumi già fatti. Perché la stanchezza c’è sempre, soprattutto se la traduzione è passione e dipendenza, e doppio lavoro. La fatica, le pagine, la consegna. Poi la tazza posata sul dizionario, i biscotti sbriciolati fra le pagine. E capita sempre più spesso di guardarsi indietro e non trovare dei mesi interi. Anni talvolta, con la vita stretta fra i libri. Per poi un giorno adattarsi a viverla quella vita, forse, nella carta stampata, a rubare un bacio fra le pagine di una rivista, a far l’amore sopra un frontespizio. </p>
<p><strong>Bruno Berni</strong><br />
Sono nato nelle ore in cui Miles Davis cominciava a registrare <em>Kind of Blue</em> a New York. Sono passati un bel po’ di anni, ma nel frattempo stavo traducendo, me ne sono accorto tardi e non ho fatto in tempo a crescere. La traduzione forse ce l’avevo dentro fin da giovanissimo, a tradurre dal greco ero bravo, con tutto il resto no, e ho imparato che spesso quel che conta è tutto il resto. Faccio il bibliotecario da vent’anni, il traduttore da più di venticinque e ho tradotto molto, dal danese. Andersen e Høeg, per esempio. In qualche periodo forse ho esagerato, però ho anche avuto qualche soddisfazione. Ho scoperto che i libri che amo e riesco a imporre a qualche editore che ci casca, quelli belli davvero, vendono pochissimo – ormai l’ho scritto, non mi ascolteranno più – e del resto, se potessi, farei solo le cose che non pubblica più nessuno e che invece tutti dovrebbero leggere, classici e poesia, tanta poesia. E per chi non l’ha googlato era il 1959, il 2 di marzo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/432/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=432&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Incido cor meum</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 16:14:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La stanza dove lavoro è tutto sommato recente: abito al sesto piano di questo appartamento modenese da poco più di un anno. Alla mia destra ho una porta-finestra che dà su un lungo balcone al momento giusto carico di piante &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2012/02/08/incido-cor-meum/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=425&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/02/incidocormeum.jpg?w=300&#038;h=274" alt="" title="Incido cor meum" width="300" height="274" class="alignleft size-medium wp-image-426" />La stanza dove lavoro è tutto sommato recente: abito al sesto piano di questo appartamento modenese da poco più di un anno. Alla mia destra ho una porta-finestra che dà su un lungo balcone al momento giusto carico di piante e fiori. Il panorama è quello del centro cittadino, in questo momento sotto una nuova nevicata. Il pavimento è in parquet. A sinistra c’è una porta a vetri che arriva fino al soffitto e alle mie spalle, sulla destra, un’apertura nella parete da cui si accede alla sala con caminetto (mai acceso finora).<br />
Alle pareti poca roba: un quadro di un amico pittore piacentino; un’incisione degli anni Trenta di un tipo che sembra disegnato da Max Bunker e Magnus, con in mano una specie di bisturi, un rovo che gli circonda la testa a mo’ di aureola (o piuttosto di croce di spine), la legenda “Incido cor meum”, e ad alleggerire un po’ il tutto un uccellino in alto a sinistra; la foto preferita dalla mia compagna (fra quelle che le ho scattato io), che la ritrae nella Casa Gaudí a Barcellona; un curioso orologio di legno nero stretto e alto.<br />
Il resto delle pareti, inutile dirlo, è coperto da librerie e scaffali. Di fronte alla scrivania su cui campeggia l’insostituibile Mac ci sono due scaffali di dizionari. Distrutti (ma ormai rimpiazzati dalla più aggiornata versione online), i due volumi del DRAE, il <em>Diccionario de la Real Academia de España</em>, ed. 1995; il <em>Diccionario breve de mexicanismos</em>; il <em>Dizionario etimologico</em> del Pianigiani; un libro di proverbi; dizionari di francese e d’inglese, e altri repertori, tipo l’elenco dei comuni d’Italia. Tutti sorretti da due ieratiche sentinelle cinesi in bronzo. Anche qui, per sdrammatizzare un po’, una statuetta di Betty Boop vestita da poliziotto con il cartello: <em>Dangerous curves</em>.<br />
A sinistra la libreria dove cerco di tenere in ordine, nell’ordine, i libri che ho tradotto, gli originali (che occupano poco posto perché è ormai invalsa la barbara usanza di inviare i testi in pdf, il che ha reso quasi inservibile il leggio che tengo sulla scrivania), i libri in lingua spagnola, quelli tradotti (da altri) dallo spagnolo. La scarsità di spazio non aiuta, e sono quasi tutti sacrificati in doppia fila, il che ogni tanto mi costringe a esasperanti ricerche, per scoprire il più delle volte che sono semplicemente finiti fuori posto. Le ricerche però consentono anche di snidare qualcuno che si è infilato là dove non doveva. Che ci fa per esempio l’epistolario di Kafka e Max Brod in mezzo all’<em>Opera poetica</em> di César Vallejo e i <em>Diarios</em> di José Martí?<br />
Fra quelli tradotti da me figurano attualmente in prima fila, per ragioni vuoi affettive vuoi cronologiche, <em>Ciao papà</em> di Juan Damonte, <em>Il Signor Presidente</em> di Miguel Angel Asturias, <em>Melodramma</em> di Jorge Franco, <em>Morte di un biografo</em> di Santiago Gamboa e <em>I fantasmi</em> di César Aira.<br />
Fra quelli in lingua spagnola, nella libreria alle mie spalle occupano un bello spazio per l’appunto quelli dell’argentino Aira, dove si mischiano romanzi editi dalla Mondadori spagnola con altri di editori improbabili (vedi le ediciones el broche, rigorosamente in minuscole).<br />
E sempre per le succitate (e sempre disattese) esigenze d’ordine, vicino ad Aira ho piazzato altri autori argentini: lo strabiliante Copi, il prolifico Alberto Laiseca, il giovane Sergio Bizzio, il trapassato Visconte Lescano Tegui, parecchi volumi del catalogo dell’editore Simurg (fra cui il prezioso <em>El desierto y su semilla</em> di Jorge Baron Biza), le opere di Roberto Arlt… (e sì, c’è anche Borges, quello è come il prezzemolo).<br />
Ma siccome non di soli libri vive l’uomo, fortunatamente, chiuderò questa sommaria descrizione della mia stanza di lavoro menzionando il mobiletto che ospita la cassa acustica che sorregge l’amato I-Pod, dal quale scelgo ora per voi, mentre mi accingo a riprendere il lavoro dopo questa pausa riconfortante, un pezzo sognante di Jon Hassel.</p>
<p><strong>Raul Schenardi</strong><br />
Ho cominciato a tradurre per necessità – mi sembrava l&#8217;unico modo per capire davvero quello che stavo leggendo – e naturalmente&#8230; per sfiducia verso le traduzioni. Poi è diventata una passione e infine un arduo mestiere. Mi sono cimentato in imprese votate in partenza allo scacco, vedi <em>Il Signor Presidente</em> del Nobel Miguel Angel Asturias, e in altre solo apparentemente più facili. E mi sono specializzato (termine orribile) soprattutto nella narrativa ispanoamericana contemporanea. E dato che la mia prima passione, quella da cui è partito tutto, è la lettura, ho &#8220;scoperto&#8221; alcuni autori che poi ho avuto il piacere di proporre e tradurre: i messicani Enrique Serna, Naief Yehyah e Cristina Rivera Garza, gli argentini Carlos Gardini, Juan Damonte e il visconte Lescano Tegui, la guatemalteca Eugenia Gallardo fra gli altri.<br />
Ho avuto l&#8217;onore di conoscere e intervistare diversi scrittori, fra cui ricordo con commozione Roberto Bolaño, interviste che ho pubblicato sulla rivista &#8220;Pulp&#8221;, insieme a recensioni e profili d&#8217;autore.<br />
Da qualche mese dirigo il blog <a href="http://blog.edizionisur.it/" title="Sur" target="_blank">Sur</a>, legato alle neonate <a href="http://www.edizionisur.it/" title="Edizioni Sur" target="_blank">Edizioni Sur</a> (&#8220;costola&#8221; di minimum fax), che si occupa di letteratura latinoamericana.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/425/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=425&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il rifugio cosmico</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 15:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[Lingua e Letteratura della Corea]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Riotto]]></category>
		<category><![CDATA[Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”]]></category>
		<category><![CDATA[Yi Munyŏl]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/01/stanzacosmica.jpg?w=265&#038;h=300" alt="" title="La stanza cosmica" width="265" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-417" /> Per carità, non chiamatemi “traduttore”. Se accettassi un simile titolo, infatti, sarei un usurpatore e farei torto a tutti coloro i quali di questa nobile attività hanno fatto la loro vera e unica professione. In realtà, sono storico dell’antichità e archeologo, e la traduzione per me non è mai stata un fine, ma un mezzo posto al servizio della ricerca.  Ancora oggi, buona parte della mia produzione scientifica tratta di storia. Lo studio e la ricerca storica, però, sono essenzialmente basati sulle fonti letterarie, che occorre tradurre, al pari delle epigrafi. Per questo ho sempre rifiutato lavori di traduzione che avrebbero dovuto escludere, nel volume, la presenza di un apparato di note nonché una prefazione, postfazione o introduzione: qualcosa, insomma, ugualmente realizzata dal sottoscritto e in grado di guidare e orientare il lettore nel contesto storico-letterario dove l’opera stessa era nata.</p>
<p>Ho cominciato a tradurre molto presto. Già in età prescolare e poi alle elementari, la buon’anima di mia madre mi faceva recitare le preghiere insieme a lei: “beh, ci può stare”, qualcuno dirà. Mica tanto, invece: le preghiere che dovevo memorizzare e recitare, infatti, erano tutte in latino… Chissà, forse è stato anche questo a spingermi da un lato a cominciare a tradurre questa lingua (volevo, infatti, capire una volta per tutte ciò che avevo recitato “a pappagallo” per anni), dall’altro a farmi definitivamente scegliere il laicismo già alla scuola media. Certo è che sono arrivato allo studio della storia, della letteratura e delle lingue orientali dopo autentiche “bisbocce” liceali e universitarie in compagnia di Erodoto, Tucidide, Senofonte, Polibio, Svetonio, Tacito, Sallustio e altri amici del genere. Del resto, questi personaggi mi servivano per gli studi di storia, e quando la storia da investigare diventò quella d’Oriente, sostituire gli autori classici con le fonti coreane, cinesi e giapponesi non fu eccessivamente traumatico. Intanto, però, mi ero impadronito delle lingue, sì che quando mi venne proposto il primo lavoro di traduzione dal coreano moderno non ebbi difficoltà ad accettare.  Dopo varie e positive esperienze con la lingua coreana classica e moderna, oggi mi occupo quasi esclusivamente di traduzioni di fonti e opere letterarie classiche, in cinese e in coreano, finalizzate alla ricerca storica. In una parola, da molto tempo sono ormai tornato alle origini, con in  più un occhiolino per gli studi comparati, forte del mio passato di greco-latinista.</p>
<p>La mia stanza non è una stanza: è un’altra dimensione spazio-temporale, un rifugio cosmico. In realtà ci lavoro poco, e soprattutto quando devo scrivere al PC. In realtà, è dopo aver lavorato che passo la maggior parte del tempo nella stanza: è allora che mi “ingaglioffo” con letture ludiche, che spaziano dalla divinazione alla medicina tradizionale orientale. Quasi tutti i miei lavori li ho realizzati scrivendo a penna e seduto a un microscopico tavolino nel soggiorno, o al tavolo della cucina. Ma anche in giro per il mondo, nei dormitori e nelle biblioteche di varie università, all’interno di locande più o meno sordide, ai tavolini dei caffé e perfino su navi, aerei e treni. La mia stanza, in realtà, è uno spazio a sé, isolato dal resto del mondo. Che dico? La mia stanza è un percorso mistico, come il labirinto della cattedrale di Chartres. Ci vado per pensare, per sognare, per cercare astrusità in internet, per raccogliere i ricordi, per progettare future ricerche, per incontrarci gli “Antichi”. Il piano di lavoro è costituito da due tavoli vecchi, posti perpendicolarmente come i cateti di un triangolo rettangolo. Il tavolo di lettura-scrittura è orientato a nord ed è ricoperto di un panno verde, come i tavoli da gioco. Perché ciò che faccio mi piace e, siccome una vita non basta ad accumulare tutta la scienza, gioco a raccogliere il maggior numero possibile di “punti”. L’altro tavolo, con il PC e la stampante, è orientato ad est così che mentre scrivo il mio sguardo è sempre rivolto a dove sorge il sole e s’alza la luna: l’Oriente dei miei sogni, l’Oriente della mia realtà. La sedia è anch’essa vecchia, ma ancora riesce a reggermi dopo essere stata salvata <em>in extremis</em> da un massiccio attacco di tarli, parecchio tempo fa, grazie a un’aspra guerra chimica. Perennemente sfondata, serve al suo scopo solo in virtù di un grosso cuscino.</p>
<p>Tutt’intorno, ci sono i libri. Tanti libri. Acquistati fin dall’adolescenza, magari rinunciando alla colazione a scuola, secondo l’esempio di Erasmo da Rotterdam. I libri sono prima di tutto un piacere fisico. Sto male? Vado dai libri, li guardo e mi sento già meglio. La scelta del libro da leggere a letto, prima di dormire, è un autentico rito, che a volte richiede anche dieci o quindici minuti di minuzioso esame degli scaffali. Mia moglie mi prende in giro e dice che sembro l’imperatore cinese incerto sulla scelta della concubina con la quale passare la notte, ma a me va bene così.</p>
<p>Poi ci sono varie immagini di saggi, filosofi, divinità o esseri ritenuti tali. C’è Gesù, detto il Nazareno, e c’è Apollonio di Tiana: del resto, ce li aveva pure l’imperatore Severo Alessandro. Ma in più io ho Ganesha, il Bodhisattva Maitreya, Confucio, gli immortali taoisti, Gilgamesh di Uruk, Anubis, la dea Atena sotto forma di civetta, Śiva, un paio di apsaras e gandharva, Quetzalcoatl, ecc. Sempre mi onoro della loro compagnia.</p>
<p>E poi c’è una scacchiera di legno con i pezzi, ugualmente di legno, in posizione di partenza. E mi piace pensare che ogni notte, a mia insaputa, la mia anima, il mio “Ka”, o “doppio”, giochi col Destino una partita, con l’indomani come posta in gioco.  A scacchi vince chi “vede” più lontano, ma, a differenza degli scacchi, nella partita della vita c’è anche l’imprevisto, che rende tutto più difficile. Naturalmente, una volta tornato alla base, il mio “doppio” non mi dice mai il risultato…</p>
<p>Cosa dire di più? <em>Leggendo libri s’imbiancano i capelli, il sole tramonta tirando di scherma</em>. La Via della Conoscenza è un fiume lungo diecimila <em>li</em>, ma importante è avere una stanza (cosmica?) dove potersi fermare un attimo a raccogliere le forze e le idee per una nuova tappa nel duro cammino. Ma… <em>ssshhhhh</em>… La terza veglia sta per finire e io devo lasciare la stanza. La partita a scacchi sta per cominciare…</p>
<p><strong>Maurizio Riotto</strong> insegna Lingua e Letteratura della Corea nell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” (già Istituto Universitario Orientale) dal 1990. Laureatosi in Lettere (indirizzo classico) a Palermo, si è poi specializzato in Archeologia Orientale presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha vissuto a lungo in Estremo Oriente e per quattro anni è stato Research Fellow presso l’Università Nazionale di Seoul. Nella stessa Università Nazionale di Seoul ha completato un corso di Ph.D nel 1989. È stato Visiting Scholar nel 1991 e nel 1993 presso l’Università “Doshisha” di Kyōto (Giappone), nel 1994 e 2000 presso l&#8217;Università &#8220;Hanyang&#8221; di Seoul e nel 2005 e 2011 presso l&#8217;Accademia di Studi Coreani di Sŏngnam. Nel 2002-2003 e nel 2007-2008 è stato Visiting Professor nell’Università &#8220;Sŏnggyungwan&#8221; di Seoul, dove ha tenuto corsi di culture comparate per gli studenti di Master e Ph.D. Nel 2009, 2010 e 2011 è stato Visiting Professor presso l&#8217;Università &#8220;Sŏgang&#8221; di Seoul. Sue oltre 150 pubblicazioni sulla Corea, fra le quali si ricordano, fra le altre, <em>The Bronze Age in Korea</em> (Kyōto, 1989), <em>Introduzione allo studio della lingua coreana</em> (Napoli, 1990), <em>Fiabe e storie coreane</em> (Milano, 1994), <em>Storia della letteratura coreana </em>(Palermo, 1996), <em>Mogli, mariti e concubine: affari di famiglia nella Corea classica</em> (Palermo, 1998), <em>Poesia religiosa coreana</em> (Torino, 2004), <em>Storia della Corea</em> (Milano, 2005), <em>L&#8217;amore possibile: la Storia di Ch&#8217;unhyang</em> (Palermo, 2008), <em>Il Pellegrinaggio alle cinque regioni dell&#8217;India di Hyech&#8217;o</em> (Milano, 2010), oltre a numerosi articoli su riviste specializzate. Ha anche tradotto e pubblicato, per la prima volta in Italia, numerose opere di scrittori coreani classici e contemporanei e nel 1995 ha vinto il Premio Korean Culture &amp; Arts Foundation per la traduzione in italiano del romanzo <em>Il poeta di Yi Munyŏl</em> (Firenze, 1994). È anche collaboratore dell’Enciclopedia Italiana. Nel 1996 ha pubblicato, per l’editore Novecento di Palermo, il volume <em>Storia della letteratura coreana</em>, la prima opera di questo tipo mai apparsa nel mondo occidentale, che gli ha permesso di ottenere il premio ASLA (Associazione Siciliana per le Lettere e le Arti). Nel 2005 ha pubblicato, per i tipi di Bompiani, il volume <em>Storia della Corea</em>, il più completo trattato sulla storia coreana mai scritto da un autore occidentale. Membro dell’AKSE (Association for Korean Studies in Europe), della Society for the Study of Korean History, della Korean Archaeological Society, della IAKLE (International Association for Korean Language Education), ha tenuto seminari, lezioni e conferenze su argomenti di coreanistica a Napoli, Palermo, Arezzo, Benevento, Bologna, Como, Capo d’Orlando, Cremona, Genova, Roma, Firenze, Milano, Torino, Seoul, Kyŏngju, Sŏngnam, Kyōto, Dourdan (Parigi), Stoccolma, Vancouver e Praga. Nel 2011 ha ricevuto, con decreto del Presidente della Repubblica di Corea, la Medaglia d&#8217;Onore al Merito Culturale &#8220;per l&#8217;eccezionale contributo fornito, attraverso la ricerca e l&#8217;insegnamento, allo sviluppo e alla diffusione degli studi coreani&#8221;.</p>
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		<title>Dietro queste sbarre</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:41:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/01/dietroquestebarre1.jpg"><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2012/01/dietroquestebarre1.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" title="Dietro queste barre" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-408" /></a>Dietro queste sbarre, queste tende, c’è una stanza, ed è la stanza dove ho tradotto una cinquantina di pagine del mio secondo o terzo libro. Era il 1991, agosto; la casa, una casa semiabbandonata, di faccia alle Apuane, presa avventurosamente in affitto per due settimane, poi diventate tre. Nel minuscolo paese, poche altre persone. Nessuno di loro aveva mai visto un computer. Vedere, comunque, lo vedevano poco, per via delle tende. Più che altro ne sentivano il non lieve ronzio. Io non davo confidenza alle facce che, seppure di rado, sbirciavano dietro le sbarre. Ero giovane, e come tutti i giovani mi nascondevo. C’erano animali in giro, naturalmente gatti e cani, ma anche diverse mucche, in stalle, fuori dalle stalle, e costanti rumori di motosega. Si lavorava molto bene in quella stanza, che era poi una vecchia carbonaia, mi avevano detto. Era arredata con due credenze di legno lucido e quasi nero, del tutto vuote – le stoviglie erano di là in cucina – un tavolo di legno lucido e nero, una sedia e basta. Niente lampade, niente lampadine. Candelabri senza candele, due, sopra le credenze. La luce del giorno mi bastava. Lavoravo solo la mattina. Verso le dieci e mezzo passava il furgone con il pane, la focaccia e la pizza, e uscivo a fare merenda, seduto su un muretto. Poi, dal tardo pomeriggio, passeggiate, giri in macchina più lontano, fare la spesa. Non avevo mai tradotto con tanta felicità, in tutti i sensi, come nella stanza carbonaia, e dopo niente di simile mi è più successo. </p>
<p>Ho ritrovato questa casa dopo quasi vent’anni. La foto è appunto del 2010. Ne ho altre, di fotografie. Ma nessuna più di quella della stanza dietro le sbarre è «allora». La casa era sempre lì, nonostante dovesse crollare da un momento all’altro, dicevano all’epoca, ripetevano adesso. La solita sbruffoneria che annuncia distruzione per scongiurarla (a parole). Nella casa sono addirittura entrato, quasi come un ladro: quel giorno qualcuno era venuto con le chiavi, aveva aperto, come ho saputo poi, per stendere cipolle sulla terrazza, all’ombra, esposte al vento apuano. La porta era rimasta spalancata, e tutte le finestre: si era approfittato, credo, per dare aria. E anch’io approfittavo, per un incontro coi fantasmi. Quasi niente era cambiato, dentro, per quanto potessi ricordare. In cucina c’erano però un materasso sul tavolo e una rete accanto al lavandino di pietra. Nessuno ci abitava, come allora; né era diventata una seconda casa, una casa da affittare. Era ancora un posto di passaggio, cui nessuno mette mano più di tanto, destinato a far temere crolli e a stupire tutti: uno di passaggio proprio lì voleva fare tappa? Sono entrato nella stanza carbonaia. Non c’era il tavolo, non c’era la sedia. C’erano le credenze e i candelabri. C’erano anche due scope, uno spazzolone, una cassetta per raccogliere lo sporco, pulita. Qualcuno aveva in mente di dare una passata al pavimento, mattonelle esagonali bianche rosse blu, o aveva lasciato perdere, chissà da quando – il giorno prima, un mese, un anno fa? Accanto alla finestra, un contatore elettrico, moderno, bianco, con la luce rossa accesa, grottesco nella penombra. </p>
<p>Per un paio di settimane ho abitato in una casa di fronte, rimessa a posto con pignoleria e con l’intonaco dipinto di rosa. I primi giorni ero ogni momento in pellegrinaggio alla finestra con le sbarre. Il presente era invaso dal passato. Non smettevo di guardare i muri, di toccarli. Ci parlavo, perfino, e avrei voluto abbracciarli. Volevo sempre entrare in quella casa, rimettermi seduto nella stanza carbonaia, anche se ora non c’erano tavolo e sedia, anche se ora la casa si era richiusa. Poi ho cominciato a guardare con sollievo la porta chiusa, a respirare l’odore di cipolle, a passare davanti alla finestra con le sbarre come davanti a un cane che ormai ci è familiare, una carezza e via. </p>
<p>Da pochi giorni (oggi è il 15 gennaio 2012) ho finito di scrivere una storia che ha a che fare con quella casa, quella stanza, quel paesino di nessuno, con il tradurre e con altre cose. L’avevo cominciato molti ma molti anni fa. Si intitola Orione e lo scorpione. Ancora la conosce una persona sola, oltre me. </p>
<p>Sono contento di essere stato l’inquilino operoso e felice di una stanza carbonaia per tre settimane quando avevo trent’anni. </p>
<p><strong>Leonardo Gandi</strong>. Ho tradotto, dall’inglese, per e/o, dall’88 al ’94, Charyn, Mosher, Twain, Connell, Conrad, O’Brien. Pensavo che avrei continuato, poi le cose hanno preso un’altra direzione. Mi è capitato e mi capita ancora di tradurre, lavori occasionali comunque, anche se magari di una certa mole. Ma non considero più il tradurre come un mio mestiere. Insegnavo già italiano a stranieri quando ho cominciato a tradurre, e lo insegno ancora. È il mio mestiere (<a href="http://www.elle2.it/" target="_blank">questo</a>, <a href="http://leonardoitalianteacher.wordpress.com/" target="_blank">questo</a> e <a href="http://finestreaperte.wordpress.com/" title="Finestre aperte" target="_blank">questo</a> sono tre miei siti). Mi sono anche occupato di formazione insegnanti e di scrittura di riviste del settore. Ho scritto e scrivo cose mie, e mi sto ora decidendo a proporne la lettura a chi di dovere. Anche su questo, staremo a vedere. Nel frattempo, per entrare nel clima, mi sono pubblicato un libricino di poesie, che si può trovare <a href="http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/fumoso-vino/18748799?productTrackingContext=search_results/search_shelf/center/1" target="_blank">qui</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/406/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=406&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Altre voci, stessa stanza</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:15:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Martini]]></category>
		<category><![CDATA[ikea]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa inglese]]></category>
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		<description><![CDATA[La mia stanza non è molto diversa da quella di venti, anche trent’anni fa: sta dentro un’altra casa ma ci sono molti degli stessi libri e degli stessi dischi, anche le cassette, lo stereo, alcuni mobili. La scrivania del nonno, &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/12/12/altre-voci-stessa-stanza/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=393&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-394" title="Altre voci, stessa stanza" src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/12/altrevocistessastanza.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />La mia stanza non è molto diversa da quella di venti, anche trent’anni fa: sta dentro un’altra casa ma ci sono molti degli stessi libri e degli stessi dischi, anche le cassette, lo stereo, alcuni mobili. La scrivania del nonno, per esempio, quella col cassetto centrale chiuso a chiave e pieno di lettere e diari, credo di averla con me da sempre, anche se non la uso per lavorare ma per scrivere – sempre più raramente – a penna, oppure per consultare lo Shorter Oxford. Lavoro invece a un tavolo nuovo (di un paio d’anni) che mi piace moltissimo, ha un cassetto profondissimo e il piano di vetro e ci stanno tante cose, anche se vorrei tenerlo sgombro e non ci riesco mai. Sulla parete di fronte a me, in alto a sinistra il poster di Pennsylvania Landscape di Andrew Wyeth (preso una ventina d’anni fa, che ormai sembran pochi, a una mostra d’arte americana al Lingotto) e, più in basso, una foto degli scavi di Pompei col Vesuvio sull’orizzonte. Il Vesuvio l’ho visto dalla finestra per nove anni, da bambina. Poi altre immagini appese; sono molto affezionata, per esempio, al mio collage di biglietti di concerti rock d’annata. A volte i pezzi di passato più o meno remoto che mi fluttuano intorno si rivelano misteriosamente utili al mio lavoro, o forse è solo che servono a ricordarmi chi sono e che sentieri ho fatto – per poi tornare sempre qui, nella mia tana –, a farmi ritrovare l’orientamento che qualche volta si perde “traducendo mondi” (cit.). La cosa più nuova è proprio il computer, un bell’oggetto confortante, elegante, dal respiro silenzioso e senza tanti fili.</p>
<p>Da qualche tempo non sono più sola; la mia cagnolona bionda dorme comoda sulla poltroncina ikea (minuscolo, ormai è un attributo comune a traduttori sedentari e non) e ogni tanto mi costringe alla sacrosanta pausa.</p>
<p>Quando posso, uso il bel leggio di legno scuro comprato da Vagnino (storica cartoleria torinese, che ahimè non c’è più), che ben s’intona col verde acqua del vetro e col verde annacquato delle pareti. E pesco una pastiglia Valda dalla scatoletta pure lei verde, nipote di quelle che comprava mia nonna.</p>
<p>Alla mia destra il balcone dove gli occhi possono fare stretching: è tutto aperto, col vento buono si vedono le montagne, la Sacra di San Michele, il Musinè. Piè-Monte. E più vicino, proprio sotto casa, i quadrupedi dell’unità cinofila della polizia torinese dicono la loro, senza discrezione o rispetto della quiete… Ma ormai non mi danno più alcun fastidio, spesso sembrano spronarmi, segnarmi il tempo, in quella loro lingua spudorata e sonora che vorrei tanto saper capire e tradurre meglio dell’inglese.</p>
<p><strong><a title="Anna Martini" href="http://www.maxfinotti.it/anna/index.html" target="_blank">Anna Martini</a></strong>, ai tempi del liceo, ha conosciuto una grande traduttrice e ha desiderato di diventare brava almeno la metà di lei. Allora ha studiato lingue e poi ha frequentato la SETL Scuola Europea di Traduzione Letteraria, ha stabilito di non essere tagliata per l’insegnamento e si è messa a tradurre dall’inglese, soprattutto narrativa. Vive a Torino, dove spera di restare a lungo, con un marito e un cane.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/393/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=393&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Di traduttori e sedie trasparenti</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 11:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Morino]]></category>
		<category><![CDATA[Carla Palmieri]]></category>
		<category><![CDATA[Ilide Carmignani]]></category>
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		<description><![CDATA[All’inizio ce l’avevo, uno studio tutto mio. Poi è arrivato il primo figlio, e con lui una porta a vetri a dividere la stanza; nell’arco di qualche anno i figli sono diventati due, infine tre, e io sono emigrata sul &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/12/09/di-traduttori-e-sedie-trasparenti/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=384&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/12/sedietrasparentitraduttori.jpg?w=224&#038;h=300" alt="" title="Di traduttori e sedie trasparenti" width="224" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-385" />All’inizio ce l’avevo, uno studio tutto mio. Poi è arrivato il primo figlio, e con lui una porta a vetri a dividere la stanza; nell’arco di qualche anno i figli sono diventati due, infine tre, e io sono emigrata sul tavolo della cucina. Apparecchiavo e sparecchiavo due volte al giorno laptop libri dizionari quaderni penne matite; nel frattempo i figli diventavano grandi, e la casa sempre più piccola. Dopo un po’ mi sono sistemata in camera da letto, sulla ribaltina antica della prozia. Due anni fa abbiamo finalmente traslocato: lavoro sempre in camera da letto, ma la stanza è più grande, illuminata da ben due finestre.  Davanti alla ribaltina c’è una nuova  sedia di policarbonato trasparente, che sta al secrétaire della prozia un po’ come una traduzione sta all’originale.</p>
<p>Seduta sulla mia metafora di policarbonato, riesco a vedere oltre i vetri una parte dell’antico palazzo dell’Inquisizione: quattro finestre al secondo piano, quattro abbaini, svariati comignoli. Dietro quegli abbaini c’era, non molti anni fa, la casa di Angelo Morino: il traduttore di Garcia Márquez, Puig, Vargas Llosa, Soriano, Allende, Duras, e molti altri. </p>
<p>Il bello della mia stanza di traduttrice, dunque, è che si affaccia su una stanza di traduttore. Morino non l’ho mai conosciuto di persona, anche se da giovane lo incrociavo spesso nei corridoi della SETL, dove lui insegnava a tradurre dallo spagnolo e io imparavo a tradurre dall’inglese. Per una di quelle bizzarre coincidenze della vita, abbiamo anche condiviso temporaneamente – e sempre senza conoscerci – la stessa, preziosissima aiutante di casa: la signora Anna. </p>
<p>In fatto di traduzione, Morino aveva opinioni a volte provocatorie: ad esempio, «Chi teorizza sul tradurre non traduce, e chi traduce non teorizza sul tradurre». E poi era convinto – lo disse in <a href="http://www.artifara.unito.it/Nuova%20serie/Artifara-n--8/Marginalia/Entrevistas/default.aspx?oid=107&amp;oalias=" title="Intervista ad Angelo Morino a cura di Ilide Carmignani" target="_blank">un’intervista a Ilide Carmignani</a> − che questo mestiere e il lavoro domestico avessero qualcosa in comune: l’invisibilità, il fatto di essere attività poco remunerative e tuttavia indispensabili, perché servono a creare armonia, ad allontanare il caos. Traduttori come «casalinghe e casalinghi della letteratura», intenti «a pasticciare fra il significante e il significato o, se si vuole, a svolgere attività di riordino, talvolta di ripristino, da artigiani del linguaggio». </p>
<p>Sarò sfacciatamente egocentrica, ma mi piace pensare che a suggerirgli quell’analogia sia stata l’oscura, silenziosa fatica di Anna. E certo, Morino amava ragionare ad absurdum. Ma quando mi capita (spesso, mi capita) di non riuscire a mettere d’accordo la me-traduttrice con la me-casalinga, quando mi sento divisa tra collocazioni approssimative e sempre parziali, ripenso ad Angelo Morino e all’affetto con cui guardava a questi due mestieri anonimi e indispensabili. E mi dico che, in fondo, non c’è niente di sbagliato nel mio sentirmi casalinga quando traduco, e traduttrice quando lavo i piatti.</p>
<p>[L’intervista ad Angelo Morino si può leggere anche alle pagg. 102-111 del volume di Ilide Carmignani <em>Gli autori invisibili – Incontri sulla traduzione letteraria</em>, BESA editrice, Nardò (LE), 2008.]</p>
<p><strong>Carla Palmieri</strong> vive a Torino con un marito, tre figli e un cane. Nel corso di un paio di decenni ha prodotto in maniera artigianale svariate sedie trasparenti, che consentono a chi fosse casomai interessato di accomodarsi davanti a: saggi variamente sociologici, libri di storia delle tecnologia, riviste napoleoniche, riviste di psichiatria, testimonianze di persone guarite dalla schizofrenia, e infine (e finalmente, perché è lì che da sempre voleva arrivare) opere di narrativa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/384/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=384&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Di traduttori e sedie trasparenti</media:title>
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		<title>Davanti alla libreria rossa</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
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		<category><![CDATA[Maria Bastanzetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Mettiamola così: una stanza c’è, ma non è esattamente “del traduttore”, o della traduttrice che dir si voglia. Nel senso che è inequivocabilmente una stanza, anche piuttosto ampia &#8211; ancorché ingombra &#8211; e in fondo è anche mia (o almeno, &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/12/07/davanti-alla-libreria-rossa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=353&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/12/libreriarossa.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" title="Davanti alla libreria rossa" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-354" />Mettiamola così: una stanza c’è, ma non è esattamente “del traduttore”, o della traduttrice che dir si voglia. Nel senso che è inequivocabilmente una stanza, anche piuttosto ampia &#8211; ancorché ingombra &#8211; e in fondo è anche mia (o almeno, lo sarà, per metà, quando avrò finito di pagare il mutuo bicentenario che ho acceso per comperarla). Ma: è anche la stanza del divano, delle librerie, del televisore e della Wii, dei cuscinoni &#8211; comodissimi per la prole che guarda la TV da sdraiata, studia da sdraiata, legge da sdraiata, naviga in Internet… da sdraiata! Per mia fortuna c’è anche un grande tavolo che in una casa normale sarebbe “da pranzo” e a casa nostra è il “tavolo della traduttrice”, per l’appunto. Sopra ci si accumula il lavoro in corso, nelle vesti più bizzarre e imprevedibili, frammisto a numerosi e misteriosi intrusi. Bozze da rileggere e controllare, originali di libri già tradotti da restituire, originali in traduzione, originali da tradurre tra un po’, elenchi di problemi da risolvere, di espressioni curiose da usare quando serviranno, ricette scovate in Internet da sperimentare, prima o poi, liste della spesa da fare con urgenza se si vuole sopravvivere un altro giorno, perline di ceramica per fare una bellissima collana (comprate e abbandonate in attesa del momento giusto per creare) e… lui, il preziosissimo netbook, piccolo, superportatile e molto, molto paziente. Lavora a qualsiasi ora, preferibilmente intorno alle due di notte, o di domenica, viene bistrattato dalle mani di tutti (l’altro computer di casa se ne sta rintanato nella custodia, tutti vogliono “quello della mamma”). Se ne va in treno e in autobus, ma ogni sera torna, puntuale come la rata del suddetto mutuo, alla sua postazione davanti alla libreria rossa, accanto al Kindle che uso per leggere in giro senza attacchi di cervicale (lo si intravede, nella foto, in uno dei mucchi, sopra i moduli del censimento e sotto il referto dell’elettromiografia, che ha appena stabilito che la proprietaria della stanza, del tavolo e del computer ha una strepitosa sindrome del tunnel carpale… della traduttrice!)<br />
L’accordo sarebbe che il lavoro può appropriarsi di mezzo tavolo, mentre l’altra metà resta pulita, libera e decorata da eleganti ornamenti stagionali. Ma le propaggini dell’invasione cartacea sono sempre più invadenti, e già strisciano verso le candele e il piatto con la sabbia del Giglio…</p>
<p><strong>Maria Bastanzetti</strong> ha deciso di fare la traduttrice in terza media, grazie a una meravigliosa insegnante d’inglese. Dopo il liceo linguistico e la Laurea in Lingue (allora non esistevano tutti i corsi specialistici di oggi) ha tentato e ritentato di cominciare a tradurre. E alla fine ci è riuscita. Il primo libro, nel 1991, era un racconto per ragazzi dallo spagnolo (anche piuttosto bruttino). L’ultimo, consegnato pochi giorni fa, è un bel romanzo per adulti, dall’inglese. In mezzo ci sono quasi 150 volumi dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo, per lo più libri per ragazzi, con qualche felice incursione nella letteratura per grandi. Oltre a questo, da qualche anno lavora come redattrice nel settore ragazzi di Mondadori.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/353/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=353&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rammendare i ceci</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 08:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stanza della mia traduttrice è condivisa con una fornaia, che mentre impasta farina e acqua e lievito e sale e semi pensa a quella forma verbale che nella lingua dell&#8217;altra indica un eterno presente e nella sua non esiste &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/11/21/rammendare-i-ceci/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=346&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/11/fiammalolli.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" title="Rammendare i ceci" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-347" />La stanza della mia traduttrice è condivisa con una fornaia, che mentre impasta farina e acqua e lievito e sale e semi pensa a quella forma verbale che nella lingua dell&#8217;altra indica un eterno presente e nella sua non esiste che al passato, e come diamine farà? Se lo chiede tutte le sante volte: <em>sobreviviente</em>, sopravvissuta&#8230; C&#8217;è tempo: deve ancora consegnare, si vedrà. Poi si lava le mani, torna alla scrivania e mentre riprende la danza delle dita sui tasti pensa a quella forma di pane, forse oggi lo faccio tondo&#8230; C&#8217;è tempo: deve ancora lievitare, si vedrà.</p>
<p>Nella stanza della mia traduttrice staziona una lavandaia, ché il bianco è da stendere e il colorato ancora da mandare ma prima bisognerà vuotare la valigia, da due giorni è tornata dal corso di Bologna e già le tocca ripartire per il seminario di Settignano, che testa, insomma se ne deve ricordare, già, ricordare, che nella sua lingua vuol dire riportare al cuore e nella lingua dell&#8217;altra anche, per fortuna, così le parole possono continuare a giocare indisturbate mentre i maglioni se ne stanno in ammollo in <em>lukewarm water</em>, una delle sue espressioni preferite in ambito anglocasalinghitudinesco – dal medio inglese <em>lukewarme</em>, formato da <em>luke</em> e da <em>warme</em>, in cui <em>luke</em> potrebbe essere un&#8217;alterazione di <em>lew</em> a sua volta discendente dall&#8217;inglese arcaico <em>hlēow</em> (che traduce soleggiato), a sua volta derivante dal protogermanico <em>hliwjaz</em>, <em>hlēwaz</em>, <em>hlūmaz</em>, <em>hleumaz</em>, la cui origine è da rintracciare nel protoindoeuropeo <em>al(w)e-</em>, <em>el(w)e-</em>, <em>k(&#8216;)lēw-</em> intersecatosi con il nederlandese <em>lauw</em> da cui sono arrivati fino a noi il tedesco <em>lauwarm</em>, il feringio <em>lýggjur</em>, lo svedese <em>ljum</em>, il danese <em>lumme</em>, il norvegese <em>lunken</em> e il termine svedese dialettale <em>ljunken</em>, che sta per tiepido. Tutte notizie utilissime a chi sia in ritardo sulla consegna di un testo messicano. E sul risciacquo dei maglioni.</p>
<p>La stanza della mia traduttrice è abitata da una cuoca, che imbattendosi nel termine <em>garbanzos</em> salta sulla Thonet come una povera pazza e si precipita per le scale fino in cucina constatando con sollievo che nella pentola c&#8217;è ancora brodo: la minestra di ceci è salva. E di secondo che cosa preparare? Un&#8217;insalata, via, con gli ultimissimi pomodori e l&#8217;erba cipollina. Ma il pane? Un fischio e arriva la fornaia, il forno è caldo, il tempo stringe, oggi lo cuocerà in cassetta, ché si fa prima e vien bene per la colazione (post it accanto al monitor: scendere cantina – prendere marmelate) (i post it non li revisiona e un refuso ci scappa).</p>
<p>Alla stanza della mia traduttrice si affaccia spesso una sarta che non la smette di rammentare all&#8217;altra (cui la fornaia ha lavato di nuovo le mani giusto in tempo prima che premesse un “a capo” al sesamo) di decidersi a fare quell&#8217;orlo ai pantaloni e a riattaccare i bottoni sul cappotto. Su, piantala di perdere altro tempo a considerare la sottile differenza tra rammendare e rammentare, tanto esiste solo in italiano.</p>
<p>La stanza della mia traduttrice è frequentata da una donna di campagna che arriva puntualmente a sgranare le geremiadi dei sospesi: far legna e fascine, raccogliere le olive, cavar di terra i topinambur, potare il pero, pulire camino e stufa, far seccare le officinali per le tisane d&#8217;inverno&#8230; e l&#8217;orto, l&#8217;orto è tutto erbacce! (La traduttrice ogni tanto vorrebbe licenziare tutta questa pletora di rompiscatole ma, siccome non le paga, non può.)</p>
<p>Nella stessa stanza convivono una coniuge, un&#8217;amica e un&#8217;innamorata che si alternano non sempre ordinatamente al fianco di un uomo che è un coniuge, un amico, un innamorato e, all&#8217;occorrenza – occorre, oh se occorre – un cuoco, un lavandaio, un legnaiolo, un raccoglitore, un potatore, un cavatore di terra e uno spazzacamino. Non un fornaio e non un sarto: nessuno è perfetto. Ma neanche un seccatore. Quel ruolo spetta a tutte le altre.</p>
<p>Questa stanza piena fino all&#8217;orlo, fasciata su tre lati – più qua e là sul quarto, il pavimento – da libri, riviste, carte, cartelle e mucchi inconsulti di scartoffie di ogni ordine, grado e degrado e tenuta insieme dalla musica, è amorosamente compartida anche con specie non umane: la gatta regina e i principi insetti, uccelli, lucertole, ragni, scorpioni – si va a stagioni: balcone aperto, balcone chiuso. È qui che i libri arrivano e si tramutano, periodo su periodo, tra aghi, fili, legumi, fuoco, matite, terra, folate di vento, cenere, peli, penne, fogli, foglie, acque tiepide in molte lingue di cui alcune morte, lane, bottoni, conchiglie, mouse, topi&#8230; no, topi no, castagne, brandelli, brani, passaggi, sassi, passi, pazienza, passato, presente, participi, propoli, proposizioni, prosopopea, prosa e prosit: ché quando la sera si stacca ci vuole un buon bicchiere di vino, senza il quale sarebbe sicuramente difficile e forse impossibile alla traduttrice sopportare l&#8217;affollatissima solitudine del suo lavoro, che è il mio.  </p>
<p><strong><a href="http://fiammalolliquantestorie.wordpress.com" title="Fiamma Lolli" target="_blank">Fiamma Lolli</a> </strong>Traduco da inglese e spagnolo. Avrei voluto occuparmi di narrativa ma, siccome questo mestiere (la cui parte più bella sono le mie colleghe e colleghi) è una faccenda che se non ti specializzi tu ti specializza lui, e quando ho iniziato quasi vent&#8217;anni fa non lo sapevo, traduco più che altro saggistica. Letteraria, perfino, ma più che altro saggistica – il che non mi ha resa saggia – con qualche allegra incursione nei libri “per l&#8217;infanzia”, qualunque cosa significhi. Tra le case editrici per cui lavoro Contrasto, Edizioni Ambiente, Fandango, Einaudi ragazzi, Mondadori, EL, Stampa Alternativa; tra le autrici e gli autori persone singole e collettivi da varie parti del vasto mondo. Quando ho tempo racconto storie: <a href="http://fiammalolliquantestorie.wordpress.com" title="Fiamma Lolli" target="_blank">qui</a> ne trovate quante ne volete. Da qualche anno insegno e, ogni volta che ci riesco, imparo. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/346/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=346&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le ferrovie in casa</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 12:12:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lavorare a casa o, per essere più precisi, vivere in ufficio? Né l’uno né l’altro: il posto migliore per tradurre, a mio avviso, è una carrozza di Trenitalia. Metto Dragon per dettare (sottovoce – non vorrei mai che qualcuno sentisse &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/11/19/le-ferrovie-in-casa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=335&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/11/simonturner.jpg?w=300&#038;h=240" alt="" title="le ferrovie in casa" width="300" height="240" class="alignleft size-medium wp-image-336" />Lavorare a casa o, per essere più precisi, vivere in ufficio? Né l’uno né l’altro: il posto migliore per tradurre, a mio avviso, è una carrozza di Trenitalia. Metto Dragon per dettare (sottovoce – non vorrei mai che qualcuno sentisse le cretinate che dico), spengo il telefonino con la scusa che non funzioni nelle gallerie, mi metto più che comodo, guardo fuori verso la campagna o, più di frequente, il mare che mi passa davanti, e traduco, traduco, traduco. Le distrazioni sono poche e sono invogliato a produrre di più non solo per guadagnare la giornata ma anche per pagare il biglietto. In più, unisco l’utile all’utile o, quando va bene, al dilettevole.</p>
<p>Ultimamente ho viaggiato anche in casa – a Imperia, non più a Lucca – nel tentativo di decidere in quale di tre stanze andare. Quella più grande ha due porte-finestre e una grande terrazza davanti (una costante distrazione), quella intermedia ha anch’essa una vista stupenda ma per stare vicino alla finestra dovrei essere schiacciato in un angolo. La piccola dà sul giardino e sugli ulivi e lascia intravedere solo uno spicchio di mare, quindi con poche distrazioni.</p>
<p>Ho optato per quella piccola e ieri ho montato tredici metri di scaffali, rendendo definitiva la decisione. Non appena finito mi sono chiesto se avevo fatto bene, sapendo già di aver fatto male. Magari un giorno cambierò, con la scusa di ammortizzare come si deve il costo del trapano e delle punte, ma ormai è tardi e per il momento resterò qui. </p>
<p>Tranne sul treno, senza la tecnologia sarei perso: sulla scrivania ho due computer e tre schermi (glossari/radio a sinistra, foglio di lavoro/e-mail al centro e internet/elenco lavori a destra), telecomando per lo stereo, hard disk esterno, cordless e telefonino (spento, sempre con la scusa delle gallerie, non si sa mai). Su un mobile dietro di me, sotto alcune delle nuove mensole, ci sono fax, telefono, stampante, altri due hard disk esterni e lettori CD e DVD supplementari. Accanto, pianta, leggio, lampada e posto per un libro di stile e un dizionario per scrittori – gli unici libri che veramente mi servono. Davanti, una libreria che sarà piena di dizionari, che servono ormai solo come decorazione. Poco utili nell’era del web, ma molto confortanti.</p>
<p>Non devo alzarmi più. È un bene? Direi di no, perché so che d’ora in avanti passerò venti ore al giorno qua dentro, senza arrivare da nessuna parte, e quindi sarebbe stato forse meglio avere qualche distrazione. In teoria, potrei portare un computer sotto un ulivo o sul patio o anche in spiaggia, ma so già che non lo farò.</p>
<p>Care Ferrovie dello Stato, quanto costa un abbonamento? Non mi serve la cuccetta, solo il carrellino con il caffè ogni tanto. Insieme, magari, a qualche bella destinazione.</p>
<p><strong><a href="http://www.turner.it" title="Simon Turner" target="_blank">Simon Turner</a></strong> è nato a Bath (Regno Unito) nel 1952 e non sa perché sta scrivendo in terza persona: a 42 anni ho capito che da grande volevo fare il traduttore di libri d’arte e ora pare che sia grande, perché è quello che faccio. Ho una netta preferenza per i testi di cui capisco poco ma in questo i miei clienti sono sempre più che generosi. Per chi ama le parole, le lingue e l’arte, è il mestiere perfetto e so che mi piacerà la mia nuova stanza quando l’avrò finalmente messa a posto. Allora pagherò il biglietto per uscire.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lastanzadeltraduttore.wordpress.com/335/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=335&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">le ferrovie in casa</media:title>
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		<title>Guerra all&#8217;ultimo libro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 08:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herudolph</dc:creator>
				<category><![CDATA[La stanza del traduttore]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Gerratana]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella in cui io e mio marito lavoriamo ormai da due mesi (no, non ci siamo trasferiti da poco, e sì, siamo entrambi liberi professionisti) è una stanza che custodisce parole e bit. Porta e infissi delle due porte-finestre bianchi, &#8230; <a href="http://lastanzadeltraduttore.com/2011/11/17/guerra-allultimo-libro/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lastanzadeltraduttore.com&amp;blog=22121980&amp;post=323&amp;subd=lastanzadeltraduttore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lastanzadeltraduttore.files.wordpress.com/2011/11/cubo1.jpg?w=300&#038;h=281" alt="" title="cubo" width="300" height="281" class="alignleft size-medium wp-image-326" />Quella in cui io e mio marito lavoriamo ormai da due mesi (no, non ci siamo trasferiti da poco, e sì, siamo entrambi liberi professionisti) è una stanza che custodisce parole e bit.</p>
<p>Porta e infissi delle due porte-finestre bianchi, pareti giallo paglierino, pavimento di cotto e ceramica: questo il ‘cubo’ che contiene  computer e scrivanie, entrambe addossate al muro, un bel divano blu petrolio e tre librerie. </p>
<p>Uno spazio che ho imparato a condividere con mio marito, in cui i libri (miei) e l’hardware (suo) si danno battaglia senza esclusione di colpi in un duello all’ultimo sangue per la conquista dello spazio vitale. I miei amati libri sono riusciti a impossessarsi della libreria più prestigiosa, quella con i ripiani di legno, che sta a destra della scrivania, a sinistra di chi entra nella stanza. Ma l’hardware del marito (non chiedetemi particolari, l’unica definizione calzante è “pezzi di computer”) non l’ha presa bene, decidendo così di conquistare la libreria meno prestigiosa, quella con i ripiani di metallo, ma più capiente, che sta a sinistra della mia scrivania. Lì i miei amati sono riusciti a strappare al nemico un ripiano e mezzo ma, poveretti, sono pochi e temo che presto sarò costretta a mandare i rinforzi. </p>
<p>La mia scrivania resta comunque il campo di battaglia più ambito: accanto agli imprescindibili quaderni e alle tazze piene di penne colorate, accanto ai libri di letteratura inglese che vorrei tradurre e a quelli che voglio leggere ma intanto  aspettano pazientemente il loro turno, accanto alle fotocopie di materiale vario e al calendario da tavolo che mi ricorda le cose da fare, anche quelle che vorrei dimenticare, ma questo non succede mai… eccolo lì. Eccolo lì, il computer fisso che torreggia con quei suoi due schermi piatti, il case magrolino, ma largo abbastanza da nascondermi i libri, gli altoparlanti e la grossa tastiera, nero come la notte e ingombrante come una fortezza spagnola. Eccolo lì che se la ride quando il marito mi ruba il posto perché deve fare esperimenti, ché lui, messer computer, sulla scrivania del consorte non ci sta. Eccolo lì trionfante dopo la conquista, lui che ha espugnato gran parte dello spazio, allontanando da me i poveri libri bisognosi di cura e attenzione.  </p>
<p>Chi vincerà la guerra? Alle case che ci ospiteranno in futuro l’ardua sentenza. </p>
<p><strong><a href="http://ilpaesedellemeravigliedialice.wordpress.com" title="Alice Gerratana" target="_blank">Alice Gerratana</a></strong><br />
Sono nata a Palermo, città in cui vivo, ho studiato e lavoro. Nel 2005 mi sono laureata con lode in lingue, con una tesi, che mi è molto cara, su Tolkien. Nel 2007 ho finito un master universitario di I livello sull&#8217;editoria, con una tesina di traduzione su <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>. Durante il master sono stata illuminata sulla via di Damasco e ho capito che la mia strada era la traduzione, passione che da allora non ho più mollato. Al momento ho all’attivo due traduzioni: <em>Storie di fantasmi giapponesi</em> di Yakumo Koizumi (Kappa, 2011) e <em>Rebel</em> di Alexandra Adornetto (Nord, 2011) in collaborazione con Laura Prandino. Nei momenti morti, come questo in cui attendo il terzo libro, leggo moltissimo, preparo proposte di traduzione, straparlo sul mio <a href="http://ilpaesedellemeravigliedialice.wordpress.com" title="Il paese delle meraviglie di Alice" target="_blank">blog</a>, traduco, vado al cinema, passeggio con mio marito&#8230; e compro libri!</p>
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