La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Nostalgia della toilette

Nostalgia della toiletteDa quando con l’ultimo trasloco interno ho ceduto la mia stanza per lasciarla alla famiglia che ne ha fatto un uso diverso (ora è un bagno), lo sciacquone si è portato via tutto, e non sono più riuscito a trovare la mia cuccia, e la mia stanza ‘ufficiale’ attuale è quasi sempre trascurata a vantaggio di collocazioni più provvisorie e nomadiche.

Nella mia stanza ci sono tanti oggetti di cui mi costerebbe molto privarmi, oggetti cari, è quasi un museo di ricordi. Contiene anche molti raccoglitori etichettati che mi piacciono e corrispondono al mio modo di essere: superficialmente ordinato ma organicamente sconclusionato.

La stanza che mi è toccata in sorte è una stanza di passaggio, ha due porte, e questo mi disturba molto e probabilmente è uno dei motivi per cui ci sto solo quando proprio non posso farne a meno. Altrimenti rubo gli ottocentosettantacinque centimetri quadrati che mi servono per appoggiare il mio MacBook al piano d’appoggio della cucina, al divano del salotto, alla tavola da pranzo, al mobile del bagno. Questo sviluppo è stato parallelo a quello che mi ha fatto passare dal PC tradizionale al laptop, dapprima solo per le trasferte, poi come unico riferimento informatico. Ora quando esco difficilmente mi separo dal mio laptop, che metto nello zaino e mi porto dietro come un accessorio di routine.

Vent’anni fa traducevo tantissimo, sia dall’inglese sia dal russo: spesso testi del tutto incongruenti, come hardware software dall’inglese e letteratura classica dal russo. Ho cominciato a insegnare all’ISIT e questa attività si è impadronita di me a poco a poco, estendendosi anche ad altre università. Ora ho cinque di questi impegni diversi. Evidentemente c’era qualcosa che mi spingeva a uscire dalla mia stanza, che mi attirava verso il mondo esterno, e io piano piano mi sono lasciato trascinare.

Oggi la mia stanza, se così si può chiamare, mi contiene prevalentemente d’estate, e assomiglia a quella della foto. Giugno, luglio e agosto per me sono i mesi della produttività scritta. A volte traduco, a volte curo edizioni di autori che considero importanti per la scienza della traduzione, a volte scrivo io qualcosa sulla traduzione e, ultimamente, provo a scrivere romanzi (il primo è uscito sei mesi fa, il secondo è in gestazione) che la Marcos y Marcos gentilmente pubblica.

Per tre mesi all’anno faccio lo scrivente.

Bruno Osimo ha un dottorato in traduzione ed è stato bocciato a numerosi concorsi universitari. L’università che lo respinge dalla porta, lo richiama però dalla finestra a Treviso, Misano, Milano, Udine. Ha pubblicato dieci volumi sulla traduzione con Hoepli e ne ha curati altre tre. Ha tradotto una sessantina di libri dal russo e dall’inglese. È nato nel 1958 a Milano dove ha prevalentemente vissuto. Le sue attività preferite sono il nuoto, la corsa, il ballo da sala, la cucina, lo studio dell’ebraico.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 luglio 2011 da con tag , , , , , , , .
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