La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Mappa-mondi

All’inizio del mese di agosto nella stanza adibita a studio regna un tale caos nel quale è visibile tutto quello che è successo in 12 mesi di lavoro.

I libri dei corsi di lingue sono sparsi un po’ ovunque, i dizionari più usati sono fuori dalle loro copertine di cartone rigido e sul leggio c’è l’ultimo libro tradotto, l’originale polacco e la mia traduzione.

Solo LORO sono sempre esattamente e severamente al loro posto: i mappamondi.

Ne ho una discreta collezione alimentata da parenti e amici a conoscenza della mia passione. Di diverse dimensioni e materiale, ognuno ha una sua funzione precisa: c’è quello che tempera, la coppia che racchiude una fila di libri, quello che sorregge una foto un po’ sbiadita, quello da scrivania che mi porge la penna, e molti altri. Sono loro i testimoni di un lavoro spesso incompreso o frainteso, un lavoro solitario, silenzioso e riflessivo interrotto di tanto in tanto dallo squillo del cellulare o da chiamate via skype.

E sono sempre LORO gli unici oggetti della mia “stanza del traduttore” sui quali difficilmente si posa la polvere: non ho mai perso quel vizio che avevo da bambina di prenderne uno, di tanto in tanto, farlo girare a grande velocità e fermarlo con un dito e pensare: “domani parto e vado qua!” (in realtà da bambina il rito quotidiano terminava con l’esclamazione a gran voce “Mamma, quando sarò grande andrò qui!”).

Ora mi capita di farlo quando cerco l’ispirazione, la parola giusta, l’espressione più consona per rendere comprensibile il mondo slavo al nostro occidente.

Il mese di settembre di ogni anno la stanza si ripresenta ordinata, pronta per affrontare un nuovo anno di lavoro nel consueto viaggio tra libri, pagine e parole, e LORO sempre lì, vigili, a tenermi compagnia.

Barbara Delfino è laureata in Lingue Moderne all’Università di Torino. Dopo numerosi corsi e seminari in giro per l’Italia e l’Europa volti all’apprendimento dei segreti della traduzione editoriale e tecnica, nel 2006 apre uno studio di traduzioni tutto suo (Studio Globus): qui si occupa a tempo pieno di traduzioni e promozione della prosa femminile contemporanea polacca. Ha tradotto due romanzi di due autrici polacche, ritradotto Zamjatin dal russo e attualmente collabora con uno studio artistico traducendo dal russo letteratura per ragazzi. Non perde occasione per partecipare a conferenze, convegni, festival, incontri per compiere quella che sente come la sua missione per eccellenza: far conoscere la prosa polacca in Italia.

Un commento su “Mappa-mondi

  1. Pingback: LA DOMENICA SERA DELLA TRADUTTRICE | Studio Globus, per intenderci

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