La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Varechina e lessico famigliare

A casa vecchia avevo uno studio. Be’, non era proprio uno studio, era la camera dei bambini, che però non c’erano ancora. C’era una libreria, anzi due, anni ’70, ereditate da mia madre. Una scrivania, anche questa sua, con ancora i suoi diari in un cassetto, e un divano per gli ospiti. Sopra, il vecchio PC da tavolo, un vero boione – scusate il lessico famigliare, ma insieme a libri, diari e qualche mobile (oltre alla casa dove abito) è tutto quanto mi rimane dei miei morti, perciò mi è caro. Poi i bambini sono arrivati. Prima Enrico, e mi sono spostato a lavorare in salotto, su un tavolino da muro molto design, questo lasciatomi da mio papà. Poi Margherita, e allora siamo tornati a Roma, nella casa dove sono nato, che è più grande. Abbiamo meno soldi, ma molta più luce. Mi sono impossessato del ripostiglio. Un metro e mezzo per tre con finestra a est su cortile interno, un lusso bestiale. All’inizio io e il laptop (sì, il boione è morto, e non è stato ancora degnamente sostituito) ci inserivamo a meraviglia tra scope e spazzoloni. Era quasi bello tradurre con l’odore di varechina intorno, mi dava quel tanto di vertigine da farmi sentire un po’ artista maledetto. Poi mi sono reso conto che in quanto traduttore e teatrante potevo considerarmi abbastanza maledetto pure senza varechina. Poi uno zio mi ha chiesto se rivolevo la splendida scrivania di mio nonno che vedete nella foto. Poi un amico falegname mi ha fatto il prezzo buono per la libreria. Poi ho infilato scope e spazzoloni nello sgabuzzino e ho portato in cantina il resto delle masserizie, così adesso mi sento quasi un mezzo di produzione io… Ma questi sono dettagli. L’importante era non perdere il lessico. E quello me lo tengo stretto ogni volta che respiro.

Daniele Petruccioli è nato a Roma, dove vive. Per anni si è occupato principalmente di teatro. Dal 2005 collabora come traduttore e scout con diverse case editrici. È la voce italiana di Dulce Maria Cardoso e Philippe Djian. Fra i suoi autori: Pepetela, Mia Couto, Mark Dunn, Jean-Philippe Blondel, Ndumiso Ngcobo, Luandino Vieira. Attualmente sta traducendo Lisa Gardner.

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