La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Guerra all’ultimo libro

Quella in cui io e mio marito lavoriamo ormai da due mesi (no, non ci siamo trasferiti da poco, e sì, siamo entrambi liberi professionisti) è una stanza che custodisce parole e bit.

Porta e infissi delle due porte-finestre bianchi, pareti giallo paglierino, pavimento di cotto e ceramica: questo il ‘cubo’ che contiene computer e scrivanie, entrambe addossate al muro, un bel divano blu petrolio e tre librerie.

Uno spazio che ho imparato a condividere con mio marito, in cui i libri (miei) e l’hardware (suo) si danno battaglia senza esclusione di colpi in un duello all’ultimo sangue per la conquista dello spazio vitale. I miei amati libri sono riusciti a impossessarsi della libreria più prestigiosa, quella con i ripiani di legno, che sta a destra della scrivania, a sinistra di chi entra nella stanza. Ma l’hardware del marito (non chiedetemi particolari, l’unica definizione calzante è “pezzi di computer”) non l’ha presa bene, decidendo così di conquistare la libreria meno prestigiosa, quella con i ripiani di metallo, ma più capiente, che sta a sinistra della mia scrivania. Lì i miei amati sono riusciti a strappare al nemico un ripiano e mezzo ma, poveretti, sono pochi e temo che presto sarò costretta a mandare i rinforzi.

La mia scrivania resta comunque il campo di battaglia più ambito: accanto agli imprescindibili quaderni e alle tazze piene di penne colorate, accanto ai libri di letteratura inglese che vorrei tradurre e a quelli che voglio leggere ma intanto aspettano pazientemente il loro turno, accanto alle fotocopie di materiale vario e al calendario da tavolo che mi ricorda le cose da fare, anche quelle che vorrei dimenticare, ma questo non succede mai… eccolo lì. Eccolo lì, il computer fisso che torreggia con quei suoi due schermi piatti, il case magrolino, ma largo abbastanza da nascondermi i libri, gli altoparlanti e la grossa tastiera, nero come la notte e ingombrante come una fortezza spagnola. Eccolo lì che se la ride quando il marito mi ruba il posto perché deve fare esperimenti, ché lui, messer computer, sulla scrivania del consorte non ci sta. Eccolo lì trionfante dopo la conquista, lui che ha espugnato gran parte dello spazio, allontanando da me i poveri libri bisognosi di cura e attenzione.

Chi vincerà la guerra? Alle case che ci ospiteranno in futuro l’ardua sentenza.

Alice Gerratana
Sono nata a Palermo, città in cui vivo, ho studiato e lavoro. Nel 2005 mi sono laureata con lode in lingue, con una tesi, che mi è molto cara, su Tolkien. Nel 2007 ho finito un master universitario di I livello sull’editoria, con una tesina di traduzione su Alice nel paese delle meraviglie. Durante il master sono stata illuminata sulla via di Damasco e ho capito che la mia strada era la traduzione, passione che da allora non ho più mollato. Al momento ho all’attivo due traduzioni: Storie di fantasmi giapponesi di Yakumo Koizumi (Kappa, 2011) e Rebel di Alexandra Adornetto (Nord, 2011) in collaborazione con Laura Prandino. Nei momenti morti, come questo in cui attendo il terzo libro, leggo moltissimo, preparo proposte di traduzione, straparlo sul mio blog, traduco, vado al cinema, passeggio con mio marito… e compro libri!

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2011 da con tag , , , , .
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