La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Davanti alla libreria rossa

Mettiamola così: una stanza c’è, ma non è esattamente “del traduttore”, o della traduttrice che dir si voglia. Nel senso che è inequivocabilmente una stanza, anche piuttosto ampia – ancorché ingombra – e in fondo è anche mia (o almeno, lo sarà, per metà, quando avrò finito di pagare il mutuo bicentenario che ho acceso per comperarla). Ma: è anche la stanza del divano, delle librerie, del televisore e della Wii, dei cuscinoni – comodissimi per la prole che guarda la TV da sdraiata, studia da sdraiata, legge da sdraiata, naviga in Internet… da sdraiata! Per mia fortuna c’è anche un grande tavolo che in una casa normale sarebbe “da pranzo” e a casa nostra è il “tavolo della traduttrice”, per l’appunto. Sopra ci si accumula il lavoro in corso, nelle vesti più bizzarre e imprevedibili, frammisto a numerosi e misteriosi intrusi. Bozze da rileggere e controllare, originali di libri già tradotti da restituire, originali in traduzione, originali da tradurre tra un po’, elenchi di problemi da risolvere, di espressioni curiose da usare quando serviranno, ricette scovate in Internet da sperimentare, prima o poi, liste della spesa da fare con urgenza se si vuole sopravvivere un altro giorno, perline di ceramica per fare una bellissima collana (comprate e abbandonate in attesa del momento giusto per creare) e… lui, il preziosissimo netbook, piccolo, superportatile e molto, molto paziente. Lavora a qualsiasi ora, preferibilmente intorno alle due di notte, o di domenica, viene bistrattato dalle mani di tutti (l’altro computer di casa se ne sta rintanato nella custodia, tutti vogliono “quello della mamma”). Se ne va in treno e in autobus, ma ogni sera torna, puntuale come la rata del suddetto mutuo, alla sua postazione davanti alla libreria rossa, accanto al Kindle che uso per leggere in giro senza attacchi di cervicale (lo si intravede, nella foto, in uno dei mucchi, sopra i moduli del censimento e sotto il referto dell’elettromiografia, che ha appena stabilito che la proprietaria della stanza, del tavolo e del computer ha una strepitosa sindrome del tunnel carpale… della traduttrice!)
L’accordo sarebbe che il lavoro può appropriarsi di mezzo tavolo, mentre l’altra metà resta pulita, libera e decorata da eleganti ornamenti stagionali. Ma le propaggini dell’invasione cartacea sono sempre più invadenti, e già strisciano verso le candele e il piatto con la sabbia del Giglio…

Maria Bastanzetti ha deciso di fare la traduttrice in terza media, grazie a una meravigliosa insegnante d’inglese. Dopo il liceo linguistico e la Laurea in Lingue (allora non esistevano tutti i corsi specialistici di oggi) ha tentato e ritentato di cominciare a tradurre. E alla fine ci è riuscita. Il primo libro, nel 1991, era un racconto per ragazzi dallo spagnolo (anche piuttosto bruttino). L’ultimo, consegnato pochi giorni fa, è un bel romanzo per adulti, dall’inglese. In mezzo ci sono quasi 150 volumi dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo, per lo più libri per ragazzi, con qualche felice incursione nella letteratura per grandi. Oltre a questo, da qualche anno lavora come redattrice nel settore ragazzi di Mondadori.

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Questa voce è stata pubblicata il 7 dicembre 2011 da con tag , , , .
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