La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Torre di sotto

Il mio studio è la stanza più piccola della casa. È dipinto di verde, un verde che non saprei definire benché sia stata io stessa, tanti anni fa, a scegliere e mischiare le terre naturali dentro la calce che lo ricopre. C’era dell’azzurro, ricordo. Tendo a ricordare dettagli poco importanti; a volte penso che sia l’inevitabile smarrimento di chi da anni passa le sue giornate immerso nelle fantasie altrui. Mi chiedo come sarei se avessi fatto un mestiere diverso, invece di vivere in questa strana solitudine consacrata all’ascolto ossessivo di un assente. Amici editori lamentano una socialità coatta, pesante. I traduttori hanno solo rapporti elettivi eppure alla lunga appaiono non meno affaticati dalla dimensione concreta del mondo. Varcano con inesauribile curiosità ogni frontiera, ma alla fine tornano sempre ad abitare nello spazio bianco fra le righe.

Quando mi siedo come adesso al lavoro, ho alle spalle una libreria stracolma, con dentro i libri che ho tradotto e quelli che mi sono più cari. E poi i testi che devo leggere per lavoro o per amicizia, i saggi di teoria della traduzione e i dizionari, anche se ormai non li uso più su carta. Gli scaffali, al centro, lasciano libera una specie di nicchia che accoglie la mia poltrona: è come un abbraccio. Può accadere di tutto, anzi è successo: malattie e morti, piccoli e grandi dispiaceri della vita, ma questo abbraccio mi conforta sempre. “Meno male che ho letto. Meno male che posso ancora leggere” scriveva Roberto Bolaño. “Meno male che ho tradotto. Meno male che posso ancora tradurre” penso io, e scivolare nello spazio bianco fra le righe respirando al ritmo di una voce lontana, la narrazione di un’altra esistenza.

Davanti a me, sulla scrivania rotonda, tutto quello che serve: il computer, due lampade diverse, una metallica che punta compatta il suo fascio di luce sull’originale, l’altra con un cappello di garza leggera per illuminare delicatamente il resto, e poi una gomma e un lapis con il suo appuntalapis. Se mai un giorno deciderò di scrivere in proprio, invece di continuare con questa forma di scrittura silente e vicaria che è la traduzione, sarà per usare le parole della mia infanzia senza costringermi al perfetto traducente. Ambizione, temo, troppo modesta per uno scrittore. Ma quel giorno, per una volta, le parole saranno per me davvero le cose che ho vissuto.

Sulla parete di fronte alla scrivania sono appesi due quadri, uno a destra e uno a sinistra dell’unica finestra della stanza. A destra, c’è una vecchia stampa francese dell’America Latina con infilata nella cornice una cartolina in bianco e nero su cui uno scrittore cileno mi ha scritto a mano una brevissima poesia. A sinistra, in mezzo alle foto di Duccio e Guido Idalgo, una biblioteca di Cambridge, i due vulcani di Città del Messico, una conchiglia di san Giacomo e due moniti molto interessanti per un traduttore. Il primo è di Muntadas: “Warning: perception requires involvement”; dovere e rischio assieme, la traduzione è per gli audaci. Il secondo è anonimo: “Goditi i vantaggi di una posizione sottopagata”.

In mezzo ai due quadri, esattamente davanti alla scrivania, si apre la finestra e dietro, oltre un nespolo, i verdi del bosso e dell’alloro, un grande cipresso scuro, una vecchia cappella, il grigio degli olivi e, in lontananza, il profilo della collina che scende verso Lucca coperta qua di pini, là di acacie, fra poco tutte bianche di fiori. È molto bello. Di rado alzo la testa dalla pagina.

Ilide Carmignani è nata e vive in Toscana. Ha tradotto un centinaio di opere (R. Bolaño, J. L. Borges, L. Cernuda, Fogwill, C. Fuentes, A. Grandes, G. García Márquez, P. Neruda, O. Paz, L. Sepúlveda). Ha tenuto corsi e seminari di traduzione letteraria presso università italiane e straniere. Nel 2000, ha vinto il I Premio di Traduzione Letteraria dell’Instituto Cervantes. Cura gli eventi sulla traduzione per il Salone del Libro di Torino e organizza, insieme al prof. S. Arduini, le Giornate della Traduzione Letteraria. Ha pubblicato Gli autori invisibili. Incontri sulla traduzione letteraria, Besa 2008.

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