La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Tra la terra e il cielo

C’è stata quella volta, in una torretta che saliva al cielo e io stavo a una scrivania mentre mia figlia appena nata dormiva su un morbido e accogliente letto matrimoniale adagiato a terra. La stanza era inondata di una luce calda e piena e non veniva nemmeno voglia di uscire, non ci fosse stata Buenos Aires fuori.

Poi c’è stato quel tavolo rivolto verso una parete dove un artista francese e una donna tedesca avevano appeso appunti, fatture, piccoli schizzi preparatori. E se mi voltavo verso sinistra, da quell’ultimo piano, lo sguardo riusciva a spaziare sulle cime degli alberi di Winterfeldplatz, a Berlino, la piazza che il mercoledì e il sabato si animava di un mercato vivacissimo e coloratissimo.

C’è stato un 4 luglio triste e solitario a Philadelphia, con un caldo torrido e ancora una volta una stanza in alto, al piano superiore di una casetta storica vicino a Rittenhouse Square, una specie di mansarda con una finestra che affacciava sulla casa di fronte, la terrazza a listoni di legno chiari e le poltrone di legno estive che la sera raccoglievano le risate dei vicini. E tra una riga e l’altra, al piano di sotto, un pianoforte, unica timida consolazione nella desolata solitudine di quei giorni.

Ci sono stati innumerevoli affacci pieni di energia e great expectations sui grattacieli di New York. Dal 35° piano sulla 72a UES, con lo sfondo delle torri della Time Warner a Columbus Circle e lo scorcio di Central Park. Dal 21° piano sulla 72a UWS, con il fiume Hudson che brillava sotto il sole di agosto, una barca a vela che si muoveva lenta e lo spiazzo senza palazzi proprio davanti a casa, dove lo sguardo vagava alla ricerca di parole e frasi, o forse solo di sé.

E poi c’è casa mia, a Torino, ancora una volta appesa al cielo, con la luce che entra dai lucernari anche quando non c’è il sole, anche quando è inverno. E verso sera, al tramonto, entra anche dalle finestre verticali e si dipinge di un rosso che si proietta su una parete rossa: il rosso stimola la concentrazione, così dicono. Al mio fianco la compagnia di una libreria, il sottofondo della musica.

La stanza del traduttore me la sono portata dietro ovunque, insieme a una tastiera e a un mondo da scoprire, dentro un testo o tra la terra e il cielo.

Cristina Vezzaro vive tra le storie: quelle che traduce, quelle che racconta, quelle che scrive e quelle che (rac)coglie in giro per il mondo.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 marzo 2012 da con tag , .
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