La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Il ponte

Se la metafora del ponte fotografa una concezione del tradurre, prendo a prestito questa metafora per parlare dello spazio ideale che è la mia stanza del traduttore, collocata agli estremi – ma spesso anche in punti intermedi non meglio precisati – di percorsi di andata e ritorno fra la mia città e quelle che mi hanno adottato professionalmente.
La mia stanza è uno spazio mobile, sempre provvisoriamente stabile, che cerca di nutrirsi di questa sua provvisoria stabilità. Ho imparato a riconoscere i tratti delle varie forme che prende questo spazio mobile, le sue peculiarità quando diventa provvisoriamente stabile: la luminosità e il silenzio dello spazio fisso delle andate; il calore, il colore e qualche interruzione di troppo nello spazio fisso dei ritorni.
Nel mezzo, grandi arcate e frecce di ogni colore, per isolarsi il tempo di un viaggio nei territori del testo e non solo.
Nel mezzo, il ponte, che con la sua solidità unisce le andate e i ritorni.
Tradurre per me è creare ogni volta uno spazio di luce e armonia tra gli impegni accademici. Tradurre è entrare in una stanza inondata di musica e sfavillante di luce e lasciarsi sorprendere dal ritmo, guidare il movimento del prisma finché i colori brillano ‘come di luce riflessa in pienezza’.
La traduzione reclama attenzione, lo fa in maniera categorica. E io rispondo al bisogno di chiudermi nella mia stanza ideale. Qualunque forma prenda, a qualunque latitudine, ha sempre una finestra. E sempre, inevitabilmente, questa finestra si affaccia su questo ponte.

Mirella Piacentini, milanese, laurea e dottorato conseguiti presso l’Università Cattolica di Milano. In quegli anni di studio e allegria, all’ombra dei chiostri dell’antico monastero di S. Ambrogio, ho maturato la decisione (forse non del tutto saggia) di proseguire lungo la via che mi indicavano quelle che a oggi continuo a considerare figure maestre.
Dopo aver collaborato con vari atenei milanesi e l’Alma Mater Studiorum bolognese, sono attualmente docente presso l’Università degli Studi di Padova, dove mi occupo degli insegnamenti di Lingua Francese per le Facoltà di Lettere e Filosofia e Scienze Politiche e degli insegnamenti di Lingua Francese e Didattica della Lingua Francese per la Facoltà di Scienze della Formazione.
Il felice incontro con Sara Saorin della casa editrice Camelopardus mi ha permesso di concretizzare un progetto traduttivo a lungo rimandato, la pubblicazione di Troppa Fortuna di Hélène Vignal (Ibby Honour List 2012 come ‘miglior opera tradotta’; candidato al premio Andersen Italia – Il mondo dell’infanzia 2012). Da questo incontro nasce la passione per quel settore ‘jeunesse’, ricco, variegato multiforme a cui tornerò tra pochi minuti. Il tempo di lasciare un segno della mia presenza in questo spazio virtuale così ricco di calore e passione e ritornerò nel mio spazio mobile affacciato sul mio ponte a tradurre l’incanto di un amore adolescenziale.

Un commento su “Il ponte

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Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 11 aprile 2012 da con tag , , , , , , , .
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