La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Sulle tracce di Ermes

La mia stanza del traduttore attuale (ce ne sono state altre tre nella mia vita) si trova al terzo piano di un classico condominio ateniese degli anni Sessanta. In realtà, si tratta della sala da pranzo, che io ho adibito a stanza del traduttore, alla quale si accede mediante un’ampia porta scorrevole che la mette in collegamento con il salotto. Un lungo balcone unisce i due ambienti e funge da provvidenziale via d’uscita nei momenti di più forte tensione lavorativa. Infatti dal mio balcone l’occhio può spaziare, sia verso destra sia verso sinistra, lungo l’asse viario di Odòs Charilaou Trikoupi (Charìlaos Trikoupis fu un importante uomo politico greco dei primi del Novecento). La Odòs Charilaou Trikoupi è lunga circa un chilometro e mezzo, e mette in comunicazione il centro storico di Atene con i quartieri a settentrione di Exarchia, Neàpoli, Panathìnea e infine Ghizi. Il panorama che si gode dal mio balcone trovo che sia molto affascinante: una imponente doppia muraglia di edifici rallegrati dalle macchie verdi delle terrazze piantumate offre la sensazione a me tanto cara della compattezza della città, mentre il digradare della muraglia stessa, secondo il gioco illusorio della prospettiva (favorito dal fatto che la strada si trova in lieve declivio), mi conduce mentalmente al baricentro di Atene, l’Acropoli con il Partenone, che non vedo ma so che sono lì, da qualche parte, dietro la cortina di edifici. Quando invece sono seduto alla scrivania, dalla porta-finestra vedo il condominio di fronte e in particolare una famiglia, composta da madre, nonna e figlio adolescente, che a volte mi sembra di seguire come uno spettatore a teatro. Tornando all’interno della mia stanza, essa è dotata di tutti gli strumenti necessari per il mio lavoro: lessici, repertori, il lap-top ovviamente, il mio caoticissimo tavolo dove riesco tuttavia a raccapezzarmi sempre, la stampante, le fedelissime librerie Billy eccetera. In realtà, anche il salotto adiacente fa parte in senso lato della mia stanza del traduttore. A volte infatti prendo il mio lap-top e mi seggo sul divano, proprio di fronte alla scrivania, e lavoro lì, soprattutto nei momenti di rilettura di una traduzione. La mia stanza tra l’altro è molto luminosa, così l’uso della luce artificiale è ridotto in particolare alle ore serali e notturne – peraltro, lavorando io spesso fino a notte alta, tale vantaggio risulta relativo. Passando al fattore uditivo, devo dire che le mie traduzioni nascono nel silenzio. Non ascolto mai musica mentre lavoro, trovo che interferisca con la musicalità del testo che in quel momento sono impegnato a tradurre. D’altro canto, sarebbe eccessivo affermare che nella mia stanza del traduttore (e quindi nella mia casa) sia del tutto priva di colonna sonora: è quella del traffico pressoché incessante di veicoli (autobus, automobili, ciclomotori) che sfrecciano a quasi ogni ora del giorno e della notte. Alcuni di questi suoni mi sono particolarmente cari: il rombo del primo e dell’ultimo autobus della giornata, rispettivamente alle 4:55 del mattino e verso le 00:30 la sera; il fragore del veicolo che pulisce la strada, che passa tutte le mattine verso le 8:15; e il verso dello zingaro-rigattiere, che passa di solito la domenica mattina sul presto. Quante volte, mentre l’alba mi trovava ancora chino su un testo da tradurre, il primo autobus o il rigattiere mi hanno fatto da segnale che era cominciato un nuovo giorno e io ancora non ero andato a dormire! Un’altra colonna sonora piacevole della mia stanza del traduttore è quella offerta da un piccolo bar musicale chiamato En Athines, ove spesso si esibiscono giovani artisti del rebetiko o della canzone popolare greca. Infine, dalla mia stanza del traduttore scorgo un signore che abita di fronte e che spesso si attarda anche lui, chino su un computer e seduto a una scrivania in una stanza piena di libri. Sono due anni (da quando vivo qui) che mi domando se per caso sia un traduttore anche lui. In questo caso sarei molto curioso di farmi raccontare la “sua” stanza del traduttore. Maurizio De Rosa è traduttore letterario dal greco moderno. Nato a Milano nel 1971, vive e lavora ad Atene.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 aprile 2012 da con tag , , , , , , .
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