La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

La stanza di Hermione

Dietro le sbarre del proprio linguaggio, si nota la stanza. Appare come una acerba fantasmagoria di voci prestate, voci che si rincorrono durante l’unica ora d’aria tra il sorgere perenne di lune e soli. Ospita un gatto, una bambina, una donna, che si scambiano di posto, alternandosi nelle associazioni di pensiero come le parole libere nell’amabile dizionario nomenclatore. Ospita libri morti, ravvivati di tanto in tanto dalla vena comica del furioso Swift, dal coraggio infinito dell’umbratile Bruno, dal sorriso saggio dell’amico Sterne, dalle grida mute dell’instancabile Joyce. Il traduttore la abita immaterialmente. Vi passa giorni che sembrano minuti, tra un’ora d’aria e l’altra, in attesa di uscire nel mondo di fuori.

Enrico Terrinoni insegna letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. È autore di libri e articoli su Joyce, la letteratura irlandese, il giornalismo angloamericano. Oltre alla traduzione dell’Ulisse di James Joyce (con Carlo Bigazzi) uscita per Newton Compton – opera finalista al Premio Napoli per la lingua e la cultura italiana 2012 (sezione Traduzione) –, ha tradotto autori quali Muriel Spark, Brendan Behan, Gerard Mannix Flynn, B.S. Johnson, John Burnside, Miguel Siyuco, Peter Murphy, ed è in procinto di lavorare su Nathaniel Hawthorne.

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