La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Senza soluzione di continuità

Senza soluzione di continuitàNe ho avute diverse, di stanze da traduttrice. Ne ho avuta una che era un tutt’uno con il soggiorno, il quale a sua volta era un tutt’uno con la cucina, che era poi la stessa cosa della sala da pranzo. Era quasi un tutt’uno anche con la camera da letto, mentre il bagno della traduttrice, grazie al cielo almeno quello, era separato da una porta.

Ora, per fortuna, ho uno studio vero e proprio, anche se condiviso. Dalla finestra di fianco alla scrivania vedo altre finestre, c’è il sole al pomeriggio e i vetri sono sempre da pulire. Opposta alla finestra c’è la porta, ma è una porta un po’ metaforica: tanto per cominciare ha un difetto di chiusura (che potrebbe anche dirsi di apertura) che denuncia la mia eterna incapacità di separare il lavoro dalla vita; inoltre si tratta di una porta a vetro cosicché i bambini sanno precisamente dove cercarmi quando decidono di innescare un conflitto tra i loro bisogni e le mie aspirazioni. Su quel vetro, con la giusta luce, appare riflessa la mia sagoma ingobbita e ogni tanto mi incanto a guardarla, un’entità a sé stante ma conforme all’originale.

La scrivania è luogo di continua mediazione, sempre troppo piccola, sempre in disordine. Invasa dal lavoro, come la mia mente, sempre divisa con il resto della vita, come la mia mente. Vi alloggia di tutto: libri pertinenti, libri impertinenti, biro senza tappo, quadernetti di appunti, disegni di bambini, bollette, foto, liste di cose da fare, elastici per i capelli.

E poi l’invasione continua in senso opposto: quando un libro diventa il mio libro, comincia a comandare. Sceglie per me gli articoli di giornale, influenza il modo in cui ascolto il tg. È lui a selezionare gli altri libri che leggerò in quel periodo, resuscita arbitrari ricordi di studio, mi trascina in improvvise nostalgie, impone la sua opinione sulle cose; ce n’è stato addirittura qualcuno che ha deciso dove dovevo andare in vacanza. Non male per un lavoro che, a sentire alcuni, si può fare con comodo nei ritagli di tempo.

Dalla mia scrivania di traduttrice passa tutta la mia vita; il lavoro da traduttrice pervade tutta la mia vita. L’ho molto cercata una soluzione – di continuità. Ma non c’è.

So che la mia stanza da traduttrice è una grande conquista e la difendo senza un briciolo di obiettività dagli attacchi della logica e della contabilità famigliare; ma so anche che questi libri per me così importanti sono in realtà oggetti fragili, corrosi da logiche in conflitto, in bilico sul baratro del superfluo, barchette di carta in timida lotta in un oceano di merci senza soluzioni di continuità.

Nicoletta Poo è laureata in filosofia e traduce principalmente saggistica dall’inglese da oltre dieci anni. Bolognese di nascita, da qualche anno vive a Milano e ha due figli. Ha lavorato tra gli altri per Il Saggiatore, Bruno Mondadori, Donzelli, Et al. Edizioni.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 10 giugno 2013 da con tag , , , , , , .
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