La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

“Pescando (parole) arriva il mare…”

Viviana Sebastio

La mia stanza della traduttrice ha pareti di vetro che si congiungono come fossero la prua di una nave.

Dalla mia “plancia strumenti”, vedo il mare blu cobalto.

Una luce calda e limpida pervade lo spazio in cui galleggiano, sparse qua e là, alcune lettere dell’alfabeto: α, f, s, Ψ, γ, v, C, σ, ο, μ, Δ, S, ω…

Le parole, che durante il giorno si erano rintanate in qualche anfratto della mente, ora si librano dalle pagine di dizionari sospesi nell’aria.

Qui il tempo non corre e la gravità non ha forza…

Mi risveglio e poso lo sguardo sulla mia postazione di lavoro: una grande scrivania di legno grezzo, da me assemblata per avere tutti gli arnesi del mestiere a portata di mano. La mia stanza della traduttrice si concentra tutta qui sopra. È un microcosmo apparentemente regolato dal caos, eppure il suo disordine, affatto casuale, mi aiuta a pensare.

Se lo spazio scarseggia, sfrutto il pavimento come temporaneo piano d’appoggio e, immancabilmente, quando vi poso il mio dizionario di lingua neogreca preferito, il mio vegliardo amico a quattro zampe ci sale sopra, ci si acciambella – è un vero specialista in questo – e sprofonda nel sonno dei giusti.

Non ho ancora capito come quella superficie dura e limitata gli possa essere più gradita della sua ampia e soffice cuccia: forse anche lui, come me, ha, a suo modo, una predilezione per il grande Babiniotis.

Viviana Sebastio è nata a Taranto, la “città dei due mari”, vive da molti anni a Roma, ma progetta un ritorno verso il mare.  

Traduttrice letteraria dal greco moderno, si occupa anche di sottotitolazione cinematografica e di progetti mirati alla divulgazione della lingua e della cultura greca contemporanea in Italia.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 8 luglio 2013 da con tag , , , .
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