La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Staticità semovente

Silvia SichelIn realtà lavoro in una stanza con un divano bianco e un mobile verde, antico, accuratamente non restaurato, ma in primavera (quando è una vera primavera) e in estate (quando il sole non è feroce), da qualche anno ho imparato a consumarmi gli occhi su un piccolo netbook e trasformarmi nel traduttore semovente.

Così mi trasferisco sul terrazzo. Il terrazzo  spazioso di una casa piccolina con vista sull’argine di un fiume, ma forse fiume è uno sproposito. C’è un rivolo, diciamo, ma con tanti alberi intorno, e io dal terrazzo li vedo. Tira aria, ho le mie piantine aromatiche e la mia gatta dietro lo schermo.

Non vorrei mutuare un’immagine antica del traduttore: micio, tempo lento a perdere, casalinghitudine. A parte il micio, il resto non mi appartiene. Sono nel mondo, con i suoi stress e le mie frustrazioni, i contratti da rispettare e ancora la voglia di imparare e di trasmettere le mie esperienze. Tuttavia, in una professione così singolare, fatta di ricerca costante, di parole senza suono, di contatti a schermo, in estate, quando non insegno e non è periodo di festival, conferenze, aggiornamenti, ponencias y charlas, questa mia camera senza pareti, con una compagna pelosa e silenziosa, a volte mi sembra una semplice fuga dal chiuso, ma altre un grande privilegio.

L’ho resa un po’ romantica, per gusto letterario, però capita che ci sudi e che  la sedia di plastica mi si attacchi al sedere. Qualche mosca rompe, mi faccio il caffè e  lo dimentico, diventa freddo. In sottofondo ogni tanto si sente il raspare della gatta che va in bagno. Alcuni vicini, in cortile, parlano in dialetto a voce altissima. Il tema è la politica, o le donne. Ultraottantenni con il piacere di uno sguardo sulle femmine. Le passioni sono dure a morire: sarà una fortuna? In effetti, in questo mio angolo di pianura padana, dove, nel solleone, quando friniscono le cicale, puoi sentirti veramente solo, mi aspetto di non perdere mai il piacere del tradurre: è, indubbiamente, il mio mestiere.

Silvia Sichel traduce, revisiona testi, scrive bandelle e schede di lettura da circa vent’anni. Le lingue da cui traduce sono lo spagnolo e il russo. Dei tanti libri su cui ha lavorato, ha molto amato Il viaggiatore del secolo di Andrés Neuman e La figlia di Clara Usón. Quando è stufa di stare davanti al computer si precipita a nuotare. Da ottobre a maggio insegna lingue al Centro territoriale permanente di Parma, la città in cui vive con Nicola. Spesso e volentieri mette il naso fuori dalla stanza del traduttore.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 9 agosto 2013 da con tag , , , , , , .
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