La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Tra montagne e colleghi a quattro zampe

saracavarero

Sono passata da uno sgabuzzino senza luce a un angolo sotto un letto a soppalco, prima di arrivare alla “mia” stanza, il mio studio, un posto dove avevo messo un bel divano comodo che poi ho deciso di togliere (come qualsiasi altra cosa comoda) per evitare di cadere in probabilissime tentazioni.
E quindi eccomi qui.
Nella mia stanza.
Gelida fino a poco tempo fa. Impossibile starci dentro d’inverno per la mancanza di riscaldamento che mi ha fatto lavorare, per due anni, vestita in modi imbarazzanti e forse pericolosi: pantofole elettriche, gilet elettrico, copertina elettrica, borsa dell’acqua calda anche lei elettrica.
Da un mese, finalmente, ho una stufa a pellet proprio di fianco alla scrivania grande e sempre colma di fogli per la maggior parte pieni di scarabocchi fatti mentre penso alle parole, e alcuni invece più importanti, forse.
Da quando la stufa ha fatto il suo ingresso nel mio studio, da “mio” è diventato “nostro”: mio, di Pancho (il cane), di Thay (il gatto), di Frida (la gatta) e di Luca (il marito) che ogni tanto ci passa davanti per scaldarsi un po’.
Non è come stare in un ufficio, ma mi sono fatta dei colleghi, a quattro zampe ma pur sempre dei colleghi che ogni tanto mi vengono vicino e per mia fortuna mi ricordano che al di là dello schermo del computer c’è un altro mondo e che ogni tanto bisogna alzarsi dalla sedia, stiracchiarsi un po’ (per evitare un’eterna cervicalgia) e guardare dalla finestra.
Sì, perché quello che più mi piace del mio studio è la finestra. Che si affaccia sulle montagne. Sui colori della primavera, sulla luce accesa dell’estate, sulla tavolozza dei mesi d’autunno e sulla nudità invernale vestita di neve. Questo mi piace più d’ogni altra cosa. Perdermi a guardare le montagne mentre penso a una parola che sento di avere proprio lì, sulla punta della lingua, e che invece si perde per ricomparire nei momenti meno appropriati (davanti a un film, durante una telefonata, sotto la doccia…)
E allora mi dico che in fondo sono fortunata.
Faccio un lavoro che amo, sono in buona compagnia, ho un bel panorama da guardare e a volte belle parole da scrivere o da leggere.

Sara Cavarero è una perfetta itañola, figlia di una spagnola e di un italiano. Dopo aver fatto i mestieri più svariati, alla fine è approdata proprio dove desiderava: alla traduzione editoriale.
Lavora nel settore da circa tre anni; sta lavorando per la Loescher (al portale spagnolo della casa editrice) si occupa di letture per alcune case editrici italiane e al momento ha tradotto, traduce (e si spera continui a tradurre!) per Mondadori, Sellerio, Bompiani, Vallardi, Newton Compton e attualmente per Salani, dando voce ad autrici e autori spagnoli, catalani e portoghesi.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 6 dicembre 2013 da con tag , , , , , , , , , , , , .
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