La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Lo studiolo fra monti e selve

massimoortelioLa stanza dove lavoro, parva sed apta mihi, è rivolta a oriente, ed è uno dei miei rituali mattutini guardare il cielo dell’aurora, o il sole appena sorto dalla prima schiera dei monti bruni che separano questa terra dal Mediterraneo. L’odore del legno e dei libri mi predispone al lavoro, inebriandomi quasi, d’estate.

Il più anziano dei nostri gatti trascorre lunghe ore sonnecchiando ai miei piedi nello studiolo, debitamente appartato dal resto del casale rustico, fatto di pietra alla maniera dei Longobardi, come usava ancora nel ‘600 fra i contadini liguri.

Quando fatico a comporre una frase o mi manca una parola, mi giro verso la finestra e spesso m’incanto a osservare i colori del bosco, che cambiano impercettibilmente ma di continuo nel corso dell’anno. Da quell’incanto sorge sovente la soluzione…

Massimo Ortelio

Sono nato a Genova e vivo nell’Appennino ligure di levante, dietro il Golfo del Tigullio, con mia moglie Angela e i nostri gatti. Faccio il traduttore da oltre vent’anni, con incursioni nell’etere. “Una specie di follia” che curai per Radio3 fra il 2005 e il 2007 era una collezione di ritratti “sonori” di colleghi, così come questo sito lo è dei loro studi.
All’inizio del 2014 andrà in onda, sempre su Radio3, “In altre parole”, la dolce vita del traduttore…

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2013 da con tag , , , , , , .
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