La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

La camera bianca

gobettiÈ lo spazio di una relazione. Siamo noi due, il traduttore e il testo originale, nella nostra solitudine, a mettere insieme quello che diventerà il testo tradotto.

È lo spazio dell’attenzione. Quando sono in campagna, questa camera bianca circondata dal verde, nuda, in cui tutto porta a focalizzarsi su una cosa sola. Quando sono in città, a Torino, la biblioteca, brulicante di presenze umane ma pervasa da un’atmosfera sacra e sensuale: il silenzio, l’immobilità, restare lì a fare quella cosa lì.

È lo spazio della fedeltà. Ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, sempre più vicini, sempre più intimi, sempre più liberi.

Norman Gobetti, nato a Torino nel 1969, ha lavorato per diversi festival cinematografici e poi come redattore per la rivista “L’Indice” e per la casa editrice Giano.  Dal 1997 ha tradotto per diverse case editrici opere di svariati autori, fra cui Philip Roth, Bernard Malamud, Martin Amis, Pete Dexter, Philip Gourevitch, Aravind Adiga, Mohsin Hamid, John Lanchester, Uzma Aslam Khan e (insieme ad Anna Nadotti) Amitav Ghosh. Tiene laboratori di traduzione letteraria presso il Master di Traduzione Postcoloniale dell’Università di Pisa (dal 2009), la Scuola di Specializzazione per Traduttori Editoriali di Torino (dal 2011) e il Corso di laurea magistrale in Traduzione letteraria e saggistica dell’Università di Pisa (dal 2014).

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: