La stanza del traduttore

Raccoglie spaccati di vita, ricordi, frammenti del quotidiano di chi lavora dietro le quinte di un libro: il traduttore, l'autore invisibile per eccellenza.

Una giunca fluttuante

La mia castorinasedia è una barca, una piccola giunca che avanza ondulante in un mare di parole. Figure che abbracciano, confondono, sorridono, minacciano, si fanno e si disfanno scorrendo intorno a me. Il mio tavolo un porto, un approdo rumoroso di pagine, appunti, disegni, matite colorate, conti da pagare, fotografie più o meno sbiadite. Gli occhi che possono scrutarmi li ho scelti con cura. Il mio maestro; Miriam, il cui ultimo respiro è rimasto a Shanghai; lui; e poi i miei figli, dopo i quali ho cominciato a perdere parole (forse per fargliene dono?) e mi trovo ad inseguirle sempre più spesso tra una lezione di ginnastica e una corsa al parco. Ho sempre voluto tradurre, forse lo faccio dall’infanzia, costretta a interpretare i gesti muti di mio nonno, un uomo bellissimo e straordinario. Gli davo la voce, esattamente come faccio ora con la traduzione. Immagino il giovanotto cinese su di un battello di cento anni fa: ha la mia voce mentre prende nota delle sue peripezie. Sono il presidente, e con timbro da contralto sciorino dati e progettualità. Un vecchio saggio con la barba bianca vissuto più di due millenni fa e do consigli con spiccato accento romanesco.

Mi dicevano che non ce l’avrei fatta, che “è tutta una mafia”, “tanto son sempre gli stessi”, “devi conoscere qualcuno”. E invece eccomi qui, tra mille frustrazioni e tanti desideri nel cassetto. Pagine da voler scrutare, menti con cui entrare in comunione. Traduco un po’ di tutto, dalla poesia alla prosa, dalla politica all’attualità, di oggi, di ieri, di un lontano passato. Lo faccio per le mie ricerche e finalmente, da un po’ di tempo, anche per lavoro. Se ci penso sorrido e mi sento fortunata. E vivo già con timore il momento in cui il mio studio svanirà per fare posto a una nuova cameretta, quando arriverà il tempo della divisione dei sessi: l’adolescenza della prole. Ma per ora sono qui, assisa sul mio trono, salda e fluttuante insieme. Dalla mia finestra, al buio, aspetto spesso l’alba, l’ora migliore per le parole. Un’ora, due ore, poi la sveglia e tutti a scuola, e così ancora. Oggi. Domani poi chissà.

Miriam Castorina traduce principalmente articoli e saggi, con qualche incursione nella narrativa e nella poesia, nel (poco) tempo libero. Oltre a fare la mamma, insegna lingua e letteratura cinese classica e moderna all’Università degli Studi di Firenze e all’Università degli Studi Roma Tre. Ha una spiccata predilezione per il blu.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 maggio 2017 da con tag , .

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